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Schiave dimenticate

Schiave dimenticate

Dall'R-nord alle vie del mercato,Finzi, Massarenti, la piaga del sesso a pagamento continua, ridotta solo dai controlli intensificati su viale gramsci. Nonostante il Comune abbia rifinanziato il progetto di sostegno 'Oltre la strada', con 220.000 euro, le unità di strada sono sparite e nessuno, se non i protettori, si occupa di loro.


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Solo il clamore suscitato dai fatti di cronaca e dai ripetuti blitz delle forze di Polizia contro lo spaccio e l'illegalità nell'area di viale Gramsci ha riportato, anche solo in parte, e grazie alle denunce e alle segnalazioni circostanziate dei residenti, a ripuntare i fari sul problema legato alla prostituzione. Un problema che si trascina da anni e si riprone ogni sera con le stesse dinamiche.  

Lungo il perimetro di quel rettangolo urbano definito dalle vie Canaletto, del Mercato, Massarenti e Finzi. Se davanti all'R-nord riqualificato nella parte frontale due  donne si dividono il marciapiede, a 30 metri o a 100 metri, imboccando rispettivamente via del Mercato o via Finzi. ci si imbatte nel mercato delle prostitute africane. Dalle 10 alle 15 quelle che si contano quasi costantemente. In queste sere, grazie alle numerose passeggiate dei cittadini e all'intensificazione dei controlli delle forze dell'ordine, il numero è calato ma da almeno 10 anni i numeri sono quelli. Che danno la cifra di un mondo nascosto (o che non si vuole vedere), fatto di giovani donne africane, schiavizzate e controllate a vista da 'protettori' che con la bicicletta, fanno la spola da una all'altra per controllarne profitti e traffico.
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'Solitamente arrivano dopo le ore 21 circa, in orario estivo, a piedi o da persone che le scaricano dall'auto' - affermano alcuni residenti della zona che più volte, anche in questo ultimo periodo di tavoli di confronto e di ascolto da parte delle istituzioni, hanno descritto la situazione che ogni sera e notte si ripete. Metro per metro, minuto per minuto. Perché oltre al disagio per quella situazione non certo decorosa anche agli occhi dei bambini che abitano la zona, c'è la paura. Paura per quelle persone che sfruttano queste donne e che si aggirano per la zona occupandola, collegati tra di loro da smartphone sempre accesi per avvertire dell'arrivo delle forze dell'ordine che 'quando le chiami arrivano - dicono i residenti - anche subito ma sempre, spesso troppo tardi' 

Donne, sfruttate anche da coloro che poi le usano, nelle macchine, nelle cabine dei camion, nelle aree abbandonate e degradate e buie della zona. Sfruttate, abbandonate, schiavizzate, minacciate, forse anche drogate ((le siringhe usate sono riapparse dopo anni sui marciapiedi della zona), ricattate, violentate. Sole. Che in una città dove brulicano i tavoli anti-violenza e vengono finanziati progetti anti-tratta, sembra al limite del paradossale.

Ad aiutare queste donne, monitorate a vista dai loro protettori che si aggirano in zona in bicicletta, non c’è nessuno.
Almeno di visibile. Qualcuno capace di aiutare o a mandare loro un messaggio chiaro, tanto per fare loco capire che non solo sole. Come in realtà sono. Nonostante a Modena ci siano enti, persone, organizzazione e progetti che da anni sono pagati per farlo. Da quasi 20 anni anni esiste il progetto regionale Oltre la strada, dentro il quale sono riunite un insieme di azioni volte a sostenere le vittime della tratta e che vengonocondotte a livello distrettuale. Nel dicembre del 2016, il progetto è stato rifinanziato dal comune con 220.000 euro l'anno, attraverso il contributo della Regione

Il Comune di Modena, attraverso i fondi regionali e propri, finanza i progetti che singole o gruppi di organizzazioni
creano e gestiscono. Per il 2016, erano stati avviati progetti gestiti dal C onsorzio di Solidarietà Sociale di Modena, ditta aggiudicataria dell'appalto per la gestione di attività e progetti rivolti all'integrazione dei cittadini stranieri. Oltre al progetto ‘Invisibili, c’è, appunto, il progetto ‘Oltre la strada’ che si compone di un sistema di interventi che vanno dalla prevenzione socio-sanitaria attraverso le unità mobili di strada chiamate (teoricamente) a contattare direttamente ‘in st rad a’ le prostitute vittime quasi sempre di sfruttamento o, come la cronaca degli ultimi anni ha fatto emergere, la riduzione in schiavitù.
Un progetto finanziato per il 2016 con un budget pari a 55.833 euro, di cui 33.500 euro da parte della Regione e 22.333 da parte delComune di Modena.

Il fatto segnalato da diversi residenti delle z o n e p i ù colpite dal fenomeno è che le unità di strada, che negli anni passati era facile vedere, ora sono sparite. E le lucciole, nonostante ci sia qualcuno pagato per  incontrarle ed aiutarle ad uscire dallo sfruttamente, sono e rimangono sole, sempre, in balia solo dei loro ‘protettori’.

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