Secondo il sindacato di base, l’intesa sulle cosiddette DISPO avrebbe peggiorato ulteriormente le condizioni operative degli autisti, introducendo una flessibilità considerata eccessiva e non accompagnata da alcun riconoscimento economico. L’accordo prevede infatti che ogni conducente, sia full time che part time, riceva almeno due turni a disposizione a settimana, che possono salire fino a cinque nei periodi di sospensione scolastica. In queste giornate è l’azienda a stabilire, anche con poche ore di anticipo, l’orario effettivo di lavoro, senza una fascia garantita.
USB ricorda di aver proposto, nella propria piattaforma rivolta all’azienda, che i turni a disposizione fossero collocati almeno entro una fascia oraria definita, con comunicazione del turno effettivo 48 ore prima, come previsto da consolidata giurisprudenza in materia di organizzazione del lavoro.
A creare ulteriori disparità, secondo il sindacato, è la differenza di trattamento tra i lavoratori assunti prima e dopo il 2012. Per i più recenti, la dispo viene calcolata sulla media delle 26 settimane, con un valore minimo di 7 ore, in linea con il CCNL che fissa l’orario settimanale a 39 ore. Per gli autisti assunti prima del 2012, invece, la dispo vale 6 ore e 30, ma i turni assegnati superano quasi sempre le 7 ore effettive, generando straordinari obbligatori che dovrebbero essere retribuiti immediatamente.
“Molti lavoratori non sono informati di queste differenze tecniche – denuncia USB – ma azienda e sindacati firmatari sanno bene che questa organizzazione del lavoro serve solo a ottimizzare i costi, utilizzando il personale oltre il dovuto”. Il sindacato critica inoltre l’assenza di una indennità economica per il tempo in cui gli autisti restano a disposizione dell’azienda.
Per queste ragioni USB chiede che l’accordo venga sottoposto a referendum, sostenendo che i lavoratori continuano a essere esclusi dalle decisioni che incidono direttamente sulle loro condizioni di impiego. “Serve un cambiamento definitivo – conclude il sindacato – con regole chiare e uguali per tutti”.
Nella foto, una recente mobilitazione dei sindacati autonomi sui diritti dei lavoratori Seta

