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Trande (Avs): 'Fir di Campogalliano: ora serve un piano industriale'

Trande (Avs): 'Fir di Campogalliano: ora serve un piano industriale'

'Interrogazione alla Regione per sollecitare un intervento diretto e chiedere la convocazione urgente di un tavolo di confronto con l’azienda'


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'Esprimo piena solidarietà e vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori della Fir di Campogalliano, che da anni stanno affrontando una situazione di profonda incertezza e crescente difficoltà economica, acuita da anni di cassa integrazione, promesse disattese e decisioni aziendali che rischiano di cancellare il futuro dello stabilimento e con esso quello di decine di famiglie. È inaccettabile che dopo cinque anni di crisi e sacrifici, e dopo l’annuncio di un progetto di riconversione tanto ambizioso quanto necessario – quello della produzione di bus elettrici – l’azienda abbia improvvisamente fatto marcia indietro, decidendo di realizzare la produzione all’estero, lasciando a Campogalliano solo un’attività residuale, tra l’altro neppure gestita dal personale attualmente in forza'. A intervenire sulla crisi della Fir è il consigliere regionale di Avs, Paolo Trande.
'La richiesta di 25 esuberi e l’imposizione del Contratto di Solidarietà con una riduzione dell’orario fino all’80%, senza nemmeno garantire la maturazione di ferie, permessi e tredicesima, rappresentano l’ennesimo schiaffo alla dignità di lavoratori che non hanno mai fatto mancare il loro impegno e la loro professionalità. Ancora più grave è il rifiuto dell’azienda di anticipare il TFR a chi ne ha urgente bisogno - continua Trande -.
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Di fronte a tutto questo, mi unisco con forza alla richiesta di Fiom e Fim affinché venga fatta chiarezza sul futuro dello stabilimento di Campogalliano e si eviti in ogni modo la dismissione. La direzione aziendale non può continuare a chiedere sacrifici mentre valuta nuove acquisizioni: i lavoratori meritano rispetto, trasparenza e un vero piano industriale di rilancio. Per questo motivo, intendo presentare un’interrogazione alla Regione per sollecitare un intervento diretto e chiedere la convocazione urgente di un tavolo di confronto con l’azienda e le organizzazioni sindacali. È necessario che tutti facciano la loro parte, prima che sia troppo tardi'.
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