Carollo, assieme alla moglie, è stato al centro di un attacco mediatico via social, quello che in gergo viene chiamato “shitstorm” e che di recente ha visto investita l’attrice Michela Giraud per il commento sul “Loro” rivolto alla cantante Demi Lovato. Solo che, a differenza della Giraud, Carollo, molto meno popolare, non è tornato sui suoi passi anzi, rivendica la leggittimità delle sue opinioni.
Il tutto è nato da una foto postata dal pastore con sua moglie assieme alla figlia più piccola sui social. I due sulle mani, alla maniera dei personaggi famosi che supportano il ddl Zan, avevano scritto sui palmi rispettivamente “papà” e “mamma”. «Il senso era che ognuno faccia ciò che vuole, ma non tocchi quello che è un vero e proprio patrimonio, costituito dalle figure uniche di papà e mamma, evitando il concetto generalizzato di “genitore1” e “genitore2”» ha dichiarato lo Carollo in un intervista a ProVita & Famiglia «Il nostro post è andato a finire in profili di alcune associazioni LGBT e ovviamente l’hanno condiviso in una delle loro pagine, generando una condivisione di massa dove il post è diventato virale. Le condivisioni erano accompagnate da commenti a dir poco offensivi “Ho più parolacce che parole”, “Se il loro bambino sarà gay, verrà cacciato da casa…ridicoli!” “Povera bimba, spero che ve la tolgano perché non merita di crescere con due esseri come voi”, “il ritardo mentale fatto carne” e anche bestemmie. Non parliamo poi dei commenti privati, dove sono passati alle minacce».
Abbiamo chiesto direttamente a Carollo qual è il polso della situazione dal punto di vista delle comuniutà cristiane evangeliche, che sono realtà conosolidate da anni anche sul territorio modenese e sono di frequente in disaccordo con la linea tenuta dalla diocesi, senza
Carollo, lei è in prima linea contro il ddl Zan, non solo per quello che riguarda la realtà cristiana modenese a tutto tondo (cattolici e protestanti per intenderci) ma anche all’interno di quello che si può definire il “fronte evangelico” lei si espone in prima persona a differenza di molti suoi “colleghi”.
«Come ho detto anche relativamente alla foto che ho postato, ognuno fa ciò che vuole, nelle comunità la prima arma è la preghiera, ma nella Bibbia c’è scritto che la fede senza le opere è morta, ragion per cui la mia opera consiste nel difendere la famiglia come caposaldo della società. In questi ultimi cinquant’anni, le leggi che hanno toccato le famiglie come il divorzio, l’aborto le unioni civili, la bioetica, hanno destrutturato la società. In tutto questo credo che la Chiesa, non nel senso delle denominazioni, ma nella sua totalità si debba esporre per difendere i valori che la società attuale vuole annichilire e sottomettere».
Ma il timore all’interno delle realtà cristiane qual è?
«La generazione futura non ha le spalle larghe come le abbiamo noi. Il codice civile all’articolo 147 dice che è obbligo dei coniugi mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli.
Gli attacchi che lei e sua moglie avete ricevuto comunque sono in piena contraddizione con quello che dovrebbe essere lo spirito della legge...
«Anche perché lo stesso ddl Zan prevede non solo le “offese” al genere, ma anche ai ministri di culto. In questo senso avevo esposto un commento di una ragazza che mi aveva insultato e che pretendeva che togliessi il post con gli insulti che lei stessa aveva condiviso. Questo è sinonimo di incertezza e paura anche per chi sostiene quel tipo di legge. E’ una paura del cambiamento perché in fin dei conti, la decisione se uno si è espresso in modo offensivo verso un’altra categoria o genere, verrà demandata a un giudice. E dunque tutto dipenderà dall’orientamento del giudice, una cosa che si potrebbe tranquillamente ritorcere contro agli stessi autori della legge».
Stefano Bonacorsi

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