Mivebo
La Pressa redazione@lapressa.it Notizie su Modena e Provincia
Logo LaPressa.it
Facebook Twitter Youtube Linkedin Instagram Telegram
articoliSocieta'

'Unimore, cari prof il green pass calpesta ciò che mi avete insegnato'

La Pressa
Logo LaPressa.it

'Scrivo queste parole chiedendovi se è questa l'università che vogliamo, un luogo chiuso e invalicabile per chi non possiede il certificato verde'


'Unimore, cari prof il green pass calpesta ciò che mi avete insegnato'

Gentilissim*,
sono Ebruk Busni, studentessa del corso di laurea in Antropologia e storia del mondo contemporaneo (Unimore); vorrei condividere con voi la lettera che ho inviato ai docenti del mio corso, lettera che vorrebbe essere uno stimolo di riflessione per tutti noi sull'introduzione del green pass in ambito accademico. Coi più cordiali saluti vi auguro un buon lavoro,
Ebruk Busni

Volentieri, gentilissima Ebruk diamo spazio alla sua lettera e riportiamo in modo integrale anche la sua attenzione al linguaggio (scritto) di genere.
La redazione



Gentilissime e Gentilissimi,
mi chiamo Ebruk Busni e sono studentessa del secondo anno del corso di laurea magistrale in Antropologia e storia del mondo contemporaneo. Mi sono laureata lo scorso anno in questo dipartimento con una tesi in storia moderna, concludendo con grande soddisfazione la prima parte di un percorso accademico tutto in divenire.

In questi anni di studio e approfondimento, tanto ho imparato e tante cose mi sono state insegnate: i docenti consegnano alla capacità creativa e trasformativa di ogni studente un sapere mai finito, completo, esaustivo, su cui non possono – e nemmeno sarebbe auspicabile – esercitare alcun controllo. In questi anni mi è stato insegnato a riconoscere gli stereotipi, i pregiudizi, le categorie identitarie che utilizziamo per incasellare e ordinare e semplificare tutto ciò che ci circonda; mi è stato insegnato a decostruirli e analizzarli nella loro portata storica, socio-culturale, euristica. Soprattutto, mi è stato insegnato a vedere le persone, gli esseri umani, oltre le etichette che indossano.

Mi è stato insegnato il difficoltoso ma stimolante iter dell’approfondimento, della ricerca che disfa la patina superficiale del fatto e delle sue narrazioni, mi è stato insegnato a muovermi nell’intricatissimo labirinto che collega le ontologie alle rispettive epistemologie, la realtà fattuale alle tecniche interpretative di tali realtà. Mi è stato insegnato a diffidare dell’informazione di regime, a soppesare criticamente i termini e le scelte lessicali utilizzate dai media, a studiare i mezzi, i canali, le forme della comunicazione; mi è stato consegnato un bagaglio di attrezzi cognitivi, epistemici, scientifici per districarmi nella complessità mai banale che si cela dietro il velo di Maya del linguaggio in tutte le sue articolazioni. Mi è stata insegnata l’importanza scientifica del dialogo, del confronto, della verifica, dell’onestà e libertà intellettuale, della cogenza epistemica ma prima ancora umana dello sbaglio. Mi è stato insegnato il volto pubblico e aperto alla critica argomentata del metodo scientifico e in che misura si può parlare di dignità euristica dei dati raccolti e utilizzati per costruire teorie e prassi.

Infine, mi avete consegnato il prezioso testimone del pensiero critico, dell’autonomia intellettuale, della pensabilità di discutere in maniera argomentata l’indiscutibile: una fiamma che è compito di ogni studente e di ogni studentessa custodire, alimentare, curare. Così, da più di un anno ormai, utilizzo questa cassetta degli attrezzi che voi tutti, insieme, mi avete consegnato, per decostruire le strategie retoriche utilizzate dai media in merito all’affaire Covid, per smascherare le intenzioni manipolative e fuorvianti di un’informazione sempre meno democratica e dalle spiccate tinte censorie, per tentare un’analisi del potere e della struttura emergenziale su cui si reggono le decisioni prese negli ultimi mesi che non si fermi ai numeri e ai dati forniti, spesso e volentieri non contestualizzati e usati in maniera ascientifica.

Ad oggi, passando attraverso numerose lezioni accademiche, da Foucault a Canetti, da Bourdieu a Scott, da Illich a Agamben, sono giunta alla conclusione che il green pass sia un valido strumento di controllo sociale, emanazione di scelte bio-politiche la cui base scientifica è ancora da dimostrare, frutto di un paradigma emergenziale e securitario, autoritario e coercitivo, promotore di evidenti effetti divisivi e discriminatori. Scrivo queste parole senza riconoscermi in nessuna delle categorie stigmatizzanti utilizzate negli ultimi mesi, dai negazionisti ai no-vax; eppure le mie scelte fanno della mia attuale posizione un precipitato complottista condito di primitivismo e ignoranza; eppure, essa è il frutto degli strumenti analitici che i docenti da me incontrati lungo questo percorso di crescita intellettuale mi hanno fornito di volta in volta.

Scrivo queste parole chiedendovi se è questa l’università che vogliamo, un luogo chiuso e invalicabile per chi non possiede il certificato verde – molto si potrebbe scrivere sulla sua liceità e tenuta costituzionale – uno spazio autoreferenziale incapace di applicare all’attualità il pensiero critico che insegna ai suoi studenti; un recinto di perbenismo e autocensure che fanno eco alle logiche autoritarie degli ultimi tempi, che da un lato diffonde idee inclusive e stimola la partecipazione orizzontale e dall’altro nega il diritto allo studio a chi non accetta di conformarsi a misure che ritiene repressive e corollario di precise scelte politiche, prima ancora che sanitarie. Infine, scrivo queste parole stordita dal rumore dell’imbarazzante silenzio di un intero corpo docenti (con rarissime eccezioni ad oggi note), dalla passività dell’intelligencija del paese, dell’élite intellettuale, del cuore pulsante della ricerca e del pensiero critico, libero, autonomo. Vi saluto cordialmente,
Ebruk Busni

Nella foto il rettore Unimore Adolfo Porro



Paypal
Da anni Lapressa.it offre una informazione libera e indipendente ai suoi lettori senza nessun tipo di contributo pubblico. La pubblicità dei privati copre parte dei costi, ma non è sufficiente. Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge, e ci segue, di darci, se crede, un contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di modenesi ed emiliano-romagnoli che ci leggono quotidianamente, è fondamentale.


Redazione La Pressa
Redazione La Pressa

La Pressa è un quotidiano on-line indipendente fondato da Cinzia Franchini, Gianni Galeotti e Giuseppe Leonelli.Propone approfondimenti, inchieste e commenti sulla situazione politica, s..   Continua >>


 
 
 
 


Societa' - Articoli Recenti
Giochi e nave pirata svaniti nel ..
Anche l'area verde comunale de Le Torri trascurata e simbolo di abbandono e degrado. La ..
30 Luglio 2022 - 17:10
Covid, 4130 contagi in Emilia Romagna..
Complessivamente, la percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti è del 24,5%
30 Luglio 2022 - 14:46
Covid, ancora 19 decessi in Emilia ..
I pazienti attualmente ricoverati nelle terapie intensive dell’Emilia-Romagna sono 49 (+1 ..
29 Luglio 2022 - 16:20
Falsi certificati vaccinali, chiesto ..
L'indagine dei carabinieri di Riccione risale agli anni immediatamente prima del Covid e ..
29 Luglio 2022 - 16:00
Societa' - Articoli più letti
Reazioni avverse e morti: confronto ..
I morti sono stati sinora 223, 27 eventi gravi ogni 100.000 dosi. Nel periodo considerato ..
31 Maggio 2021 - 13:40
'Altro che Tachipirina, ecco come ..
L'ex primario del Pronto soccorso di Modena: 'Antinfiammatori ai primi sintomi e poi, se il ..
31 Gennaio 2021 - 14:37
Tragedia a Bastiglia, muore a 16 ..
Il padre: 'Non credo il vaccino abbia influito. In ogni caso non mi importa il motivo, farei..
09 Settembre 2021 - 20:11
Il sindacato dei carabinieri: 'Green ..
'Al carabiniere non vaccinato è vietato mangiare in mensa con i vaccinati, però può ..
03 Ottobre 2021 - 23:39