In attesa della terza puntata del dossier-inceneritore che pubblicheremo domani, oggi pomeriggio abbiamo intervistato l'ex presidente dell'Osservatorio ambientale del termovalorizzatore di Modena. Pietro Bertolasi è un professore di chimica che per due anni ha presieduto il tavolo 'a carattere consultivo' sull'inceneritore che univa Comune, Provincia, Hera, Arpa, Ausl, Aess, Circoscrizione 2 e Comitati ambientalisti. Nel 2010 Bertolasi ha deciso di dimettersi per 'problemi di coscienza' e ha avuto il coraggio di denunciare i lati negati della gestione dell'impianto modenese.
A sette anni di distanza le sue dimissioni - nonostante le rassicurazioni di ampliamento del tavolo dell'allora capogruppo Pd Paolo Trande - hanno coinciso con la morte dell'Osservatorio.
Ricordiamo che quel tavolo tecnico-scientifico nato con una delibera di giunta del 2006, aveva tra le altre cose il compito di seguire il funzionamento del termovalorizzatore di Modena con diritto di accesso all'impianto e alla documentazione relativa alla sua gestione e di monitorare i dati sui parametri ambientali e sanitari forniti da Hera e Arpa, nonchè fare da tramite tra cittadini, associazioni e comitati.
Bene, oggi, o meglio dalle dimissioni di Bertolasi, di quelle funzioni nulla resta.
E le parole dello stesso Bertolasi - che invitiamo ad ascoltare per intero nella intervista video - dimostrano tutti i lati oscuri di un impianto che brucia (deve bruciare per forza) 210mila tonnellate di rifiuti all'anno. 'Producendo - dice Bertolasi - almeno 25mila tonnellate di scorie (classificate come rifiuti pericolosi e difficilissime da smaltire come dimostra il percolato presente nella discarica di via Caruso) e 350mila tonnellate di materiale tra polveri e residuo'.Bertolasi si è dimesso dopo aver denunciato tutto questo e oggi, documenti alla mano, ribadisce le sue critiche. La Pressa pubblicherà nei prossimi giorni i documenti che ci ha consegnato (frutto della sua esperienza da presidente dell'Osservatorio).
Giuseppe Leonelli



