Eppure, proprio in questa dimensione essenziale, è emersa una ferma presa di posizione: le proteste violente di chi spacca le vetrine e cerca lo scontro arrecano il danno maggiore proprio agli studenti, finendo per soffocare e oscurare il disagio reale e la paura concreta di non riuscire a costruirsi un domani.
Lontano dai disordini, le rivendicazioni toccano nodi scoperti e quotidiani: l'impatto schiacciante del carovita, le crescenti difficoltà economiche che gravano sulle famiglie e quel timore strisciante che ormai accomuna una generazione intera, la sensazione di non riuscire a intravedere alcuna prospettiva per gli anni a venire.
A dare voce a questa paralisi del futuro sono le testimonianze raccolte tra i ragazzi, come quelle di Jonathan e Alessandro, che sintetizzano l'ansia di chi si sente bloccato ai nastri di partenza.
'Siamo ragazzi che hanno voglia di studiare e di lavorare, sia per garantirci un’indipendenza sia per non pesare sulle nostre famiglie durante gli studi. Ma le condizioni attorno a noi rendono tutto un’impresa insuperabile. Mandiamo curriculum a vuoto: io ne ho inviati oltre 130 e ho ricevuto solo due risposte, entrambe improponibili e al limite dello sfruttamento. In questo quadro, come si fa a pensare al futuro? C'è la paura concreta di non riuscire mai a costruirsi niente, di dover rinunciare ad aspirazioni normali. Il timore vero è che la situazione peggiori a tal punto da trascinare a terra anche chi come le nostre famiglie, noggi ci sostiene con sacrificio'.
Anche il dialogo in famiglia, alla vigilia della manifestazione, riflette questo clima di incertezza e il contrasto con i messaggi veicolati dalle immagini di scontro: 'I miei genitori mi hanno chiesto perché andassi in piazza, preoccupati per il rischio di incidenti e ricordandomi che, di fatto, sono ancora mantenuto da loro e in sostanza non mi dovrei preoccupare.
Nonostante la delusione per i numeri risicati, nelle parole degli studenti rimane la volontà di difendere il senso profondo della loro presenza. 'Tra di noi non c'è nessuno che vuole fare casino, ci sono solo persone che chiedono di essere ascoltate. Gli atti vandalici e la violenza fanno male soprattutto a noi, perché coprono i problemi reali e la nostra preoccupazione per il domani. Certo, mi dispiace che fossimo in pochi, ma l'importante era esserci e lanciare questo messaggio. Grazie a chi è venuto qui oggi per ascoltarci e per dare forza e amplificazione alla nostra voce'.

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