Allora, siccome è evidente che non possiamo immaginare di affiancare un poliziotto ad ogni imprenditore, cittadino o politico, siccome non possiamo demandare tutto alla magistratura, sorge il dubbio amaro che denunciare ed esporsi non sia servito e non serva a nulla, perché le persone, vittime dei loro piccoli interessi e delle loro paure, non cambiano e si limitano ad adattarsi camaleonticamente a seconda delle convenienze. Sorge quindi il desiderio di adattarsi alla rassegnazione dilagante e di smetterla di lottare contro inscalfibili mulini a vento - chiude Cinzia Franchini -. Una resa motivata anche dalla paradossale constatazione che una tra le poche persone ad avere denunciato in procura il sistema mafioso a Brescello, Catia Silva, lungi dall’essere stata protetta è affiancata, è stata viceversa isolata probabilmente perché non appartenente al salotto giusto o all’associazione antimafia giusta. Ecco allora che per chi crede ancora nelle battaglie per la legalità, davanti alla lettura delle motivazioni del processo Grimilde - oggi deve fare i conti con un ostacolo in più, rappresentato proprio dalla idea che lottare non serva, che al di là delle belle parole, delle vuote frasi di rito sul ‘non voltarsi dall’altro parte’ e sul valore della legalità, non esista una alternativa alla rassegnazione e all’alzare le mani. Uno scoramento che credo non si possa più vincere a livello individuale, ma solo uscendo da logiche personali in una vera ottica di squadra. Riempiendo di nuovo di contenuti, di coraggio, ma soprattutto di libertà, quegli slogan ormai talmente abusati da apparire offensivi nella loro distanza dalla realtà”.
'A Brescello nulla è cambiato. Chi ha denunciato è stato isolato'
L'associazione 100x100 in Movimento: 'Una tra le poche persone ad avere denunciato in procura il sistema mafioso a Brescello, Catia Silva, è stata isolata'
Allora, siccome è evidente che non possiamo immaginare di affiancare un poliziotto ad ogni imprenditore, cittadino o politico, siccome non possiamo demandare tutto alla magistratura, sorge il dubbio amaro che denunciare ed esporsi non sia servito e non serva a nulla, perché le persone, vittime dei loro piccoli interessi e delle loro paure, non cambiano e si limitano ad adattarsi camaleonticamente a seconda delle convenienze. Sorge quindi il desiderio di adattarsi alla rassegnazione dilagante e di smetterla di lottare contro inscalfibili mulini a vento - chiude Cinzia Franchini -. Una resa motivata anche dalla paradossale constatazione che una tra le poche persone ad avere denunciato in procura il sistema mafioso a Brescello, Catia Silva, lungi dall’essere stata protetta è affiancata, è stata viceversa isolata probabilmente perché non appartenente al salotto giusto o all’associazione antimafia giusta. Ecco allora che per chi crede ancora nelle battaglie per la legalità, davanti alla lettura delle motivazioni del processo Grimilde - oggi deve fare i conti con un ostacolo in più, rappresentato proprio dalla idea che lottare non serva, che al di là delle belle parole, delle vuote frasi di rito sul ‘non voltarsi dall’altro parte’ e sul valore della legalità, non esista una alternativa alla rassegnazione e all’alzare le mani. Uno scoramento che credo non si possa più vincere a livello individuale, ma solo uscendo da logiche personali in una vera ottica di squadra. Riempiendo di nuovo di contenuti, di coraggio, ma soprattutto di libertà, quegli slogan ormai talmente abusati da apparire offensivi nella loro distanza dalla realtà”.
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