'Nonostante la presenza assidua e la cura che cerco e cerchiamo come comunità scolastica di avere ogni giorno, ci accorgiamo di quanto siano diventate complesse la socialità e le relazioni tra gli adolescenti, complici il lungo periodo di assenza di interazioni sane e proficue, una strutturazione valoriale di anno in anno più frammentaria e liquida con modelli e riferimenti spesso violenti e privi di adesione alla realtà, una sfasatura di intenti e strategie tra la scuola e le famiglie. Quotidianamente, molti dei nostri ragazzi utilizzano il tempo che intercorre dal viaggio in pullman fino alla breve permanenza fuori dai locali scolastici prima del suono della campanella, non come momento di relazione e confronto, ma fomentando uno spazio di tensioni e di dinamiche pericolose che coinvolgono direttamente e indirettamente tutti i ragazzi - afferma la dirigente -. Dinamiche che sempre più spesso sfuggono di mano e sono alimentate da situazioni pregresse: insulti in chat private, gruppi e social, riportati inevitabilmente nelle aule. A fronte della richiesta di interventi severi, che tradizionalmente la scuola secondaria “A. Volta” mette in atto, sento di ribadire in questo momento alcuni punti fermi:
- condannare tutti i gesti violenti, verbali e fisici, senza tentativi di assoluzione e giustificazione quando gli stessi sono generati
- riacquistare il ruolo di adulti di riferimento nel processo educativo dei nostri ragazzi, ognuno nella propria funzione e secondo le responsabilità che è chiamato ad assolvere;
- assicurare un percorso formativo scuola - famiglia sugli stessi binari, in cui sia curato l’aspetto emozionale;
- dedicare tempo di qualità ai nostri ragazzi, attraverso il dialogo e il confronto, cercando di avere a cuore la cura, che significa insegnare a comprendere e sacrificarsi;
- favorire autonomia e responsabilità, aiutando i ragazzi a capire le conseguenze delle azioni. Quest’aspetto appare sempre più difficile da spiegare a una generazione che pare in gran parte ingabbiata in mondi quasi paralleli e deresponsabilizzati: un videogioco, una storia da social, una serie televisiva;
- lavorare sull’empatia, sulla capacità di comprendere e capire le emozioni altrui, cercando di sentirsi a proprio agio nell’altro, con tutte le differenze.
La scuola ha in programma diverse iniziative per il contrasto del bullismo e del cyberbullismo, attività formative che rischiano di restare parole se non corrispondono a un impegno sul campo e a un pensiero comune interiorizzato e soprattutto agito. Ricordo a ognuno, in primis a me stessa, che per assicurare al nostro territorio giovani che siano la nostra parte migliore, dobbiamo agire come comunità.


