La sua prolusione, introdotta dal Coro di Ateneo, ha avuto il tono di un programma sia politico che accademico. Il Piano di Mandato 2025-2031, intitolato “Innovare per tramandare” non è solo una roadmap universitaria, ma una dichiarazione d’intenti: recuperare competitività, attrattività e visione internazionale. Un progetto sul quale Cucchiara lavora da mesi, affiancata da uno staff quasi interamente femminile, altro segnale non casuale.
A rendere ancora più evidente la sua impronta, un dettaglio che ha catalizzato l’attenzione della platea e da lei stessa richiamato, proprio durante l'intervento: le scarpe rosse col tacco da lei indossate. Diventate nel tempo simbolo della battaglia contro la violenza di genere. Contestualizzata nell'essere di Unimore e in un intervento che, privo per forza di cose (è trascorso solo un mese dall'insediamento), di un resoconto di mandato, si è proiettato sul futuro e sulle sfide rappresentate da una crescita necessaria.
“L’Università deve essere solida ma capace di guidare il futuro”, ha detto Cucchiara, insistendo sulla necessità di modernizzare processi, didattica e ricerca in un contesto globale “incerto e in rapido cambiamento”. L’obiettivo è ambizioso: trasformazione digitale, alleanze con il territorio, modelli formativi flessibili e capacità di anticipare le evoluzioni della società e dell’economia.
Se la rettrice ha scelto il tono della visione, Emanuele Orsini, presidente nazionale di Confindustria e ospite d’onore, ha preferito l’affondo. Nella sua Lectio magistralis “La competitività dell’industria italiana nel contesto delle sfide globali” ha ribadito che l’Europa, così com’è, non basta più: poca capacità di scelta, energia troppo cara rispetto a Spagna e Francia, e una precedente Commissione “che ci ha danneggiato”. Un intervento che ha acceso l’attenzione e ricordato quanto il rapporto fra industria e università resti strategico ma non privo di tensioni.
La cerimonia ha previsto anche l'intervento del Presidente
Intervenuta anche Francesca De Rienzo, vicepresidente della Consulta del Personale Tecnico-Amministrativo, che ha chiesto più valorizzazione e benessere per chi sostiene quotidianamente l’attività dell’Ateneo.
Fra solennità, simboli e stoccate politiche, l’850° anno accademico di Unimore si apre così con una promessa chiara: una nuova stagione, più competitiva, più moderna e, negli intenti del Rettore, decisamente più femminile.

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