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Inaugurazione anno accademico Unimore, Orsini: 'Serve altra Europa, capace di decidere. Italia punti su vero piano industriale'

Inaugurazione anno accademico Unimore, Orsini: 'Serve altra Europa, capace di decidere. Italia punti su vero piano industriale'

Il presidente nazionale di Confindustria ha criticato la governance europea di ieri e di oggi incapace di realizzare strategie fondamentali per lo sviluppo: 'Al governo abbiamo chiesto di volare alto'


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Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, all’inaugurazione dell’anno accademico Unimore, ha tracciato una relazione dal forte accento politico invocando un cambio di passo dell’Unione Europea e un nuovo paradigma industriale per l’Italia.
Secondo Orsini, il tema centrale è la capacità di scelta dell’Europa in un contesto globale sempre più dominato da Stati Uniti e Cina: 'Serve un’altra Europa, un’Europa che decide e in fretta. Oggi le scelte dei presidenti americano e cinese influenzano l’economia mondiale con un click e nell'immediato, l'Europa ha bisogno di 27 firme e tempi lunghissimi'. L’esempio citato è quello delle politiche ambientali: 'Siamo riusciti a costruire l’euro, ma poi ci troviamo ad acquistare crediti di carbonio all’estero usando i soldi degli europei. È un paradosso e un disastro strategico. Costruiamo in Europa che danneggiano l'Europa e le aziende europee'.Orsini non risparmia critiche alla precedente Commissione europea, autrice di scelte sbagliate. Pur ribadendo più volte la sua fede europeista si rammarica e critica la mancata costruzione di pilastri fondamentali per il futuro: il mercato unico dei capitali, ancora incompiuto, e soprattutto il mercato unico dell’energia. Su questo fronte l’Italia continua a pagare un divario enorme: 'Molte imprese italiane stanno andando via.
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Paghiamo l’energia fino a tre volte il costo sostenuto da aziende spagnole e francesi'.Sul versante geopolitico, Orsini chiede una difesa comune europea e un’Unione 'capace di scelte libere e condivise', ma richiama anche i temi sociali. A partire dalla casa: 'Nel 2040 avremo cinque milioni di lavoratori in meno. Senza coesione sociale, casa e servizi questo squilibrio diventerà insostenibile. Lo è già quando l’affitto supera il 50% dello stipendio'.Tra i nodi che frenano la crescita, il leader degli industriali indica l’eccesso di burocrazia: 'Migliaia di norme impediscono rapidità nelle decisioni. La lentezza amministrativa è un costo che non possiamo più permetterci'.Orsini riconosce l’impegno del governo ma rilancia: 'Abbiamo chiesto di volare alto, ma serve un vero piano industriale'. Un piano fondato su infrastrutture efficienti, investimenti mirati e sostegno alle imprese, soprattutto quelle piccole e medie che rappresentano il 90% del tessuto produttivo nazionale. Non bastano, afferma, misure legate alle singole manovre di bilancio: occorre una visione di lungo periodo.In questa direzione si inserisce la proposta di Confindustria per un “Piano di rilancio Italia”, che punta a mobilitare circa 1.640 miliardi depositati dagli italiani attraverso un sistema di garanzie pubbliche e private, creando un flusso di investimenti capace di replicare, negli anni, l’impatto finanziario del PNRR che nel
2026 concluderà la sua spinta.
A chiusura del suo intervento, Orsini richiama l’importanza decisiva della collaborazione tra industria e università: 'La sinergia tra il mondo produttivo e quello accademico è la chiave per costruire competitività, innovazione e futuro e per valorizzare il capitale umano'.A margine dell'intervento in un punto stampa il presidente nazionale è Confindustria si è soffermato su altri temi tra cui quello dei salari.
'Il tema dei salari per noi è un problema, lo abbiamo detto anche nella nostra assemblea nazionale a Bologna'. Oggi si sta continuando a lavorare, 'è stato chiuso il contratto dei metalmeccanici, io credo che la via giusta sia quella della contrattazione', che 'è quello che stiamo facendo con il sindacato'. 'Oggi abbiamo bisogno di mettere al centro il merito. Facendo una media nazionale, di 22 milioni di lavoratori, noi ne rappresentiamo 5,6 milioni e sappiamo tutti che i contratti di Confindustria sono sicuramente meglio degli altri contratti', ha detto Orsini, sottolineando che 'abbiamo bisogno di fare di più' e questo riguarda anche 'la lotta ai contratti pirata, il mettere al centro la crescita e la spinta sui contratti di produttività. Questa è la via'.
In questo contesto, per Confindustria, 'il rapporto tra università e industria è fondamentale', così come è centrale 'rendere realtà le aspettative dei ragazzi, mettendo al centro il merito. Noi abbiamo bisogno di nuove leve, di nuove persone, di nuovo capitale umano che aiuti a sostenere la crescita dell'Italia', ha detto il numero uno degli industriali.
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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