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Modena, 56enne per strada e in cerca d'aiuto accolta da ristoratore nel silenzio delle istituzioni: 'Dov'è la nostra rete solidale?'

Modena, 56enne per strada e in cerca d'aiuto accolta da ristoratore nel silenzio delle istituzioni: 'Dov'è la nostra rete solidale?'

Protagonista è Carmen Tarcuta, 56 anni rumena. E' arrivata a Modena pochi giorni fa con la promessa (svanita) di un lavoro. Il silenzio totale delle istituzioni


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Ci sono storie che dimostrano tutta la lontananza e la lentezza delle istituzioni e, contemporaneamente, la generosità e il senso di responsabilità dei cittadini. Nonostante i mille 'protocolli' e le iniziative della Modena 'solidale', in città succede che il grido d'aiuto di una donna 56enne, giunta dall'Est in aereo pochi giorni fa con solo una valigia e la promessa (poi svanita) di un lavoro e finita a vivere per strada, resti inascoltato. A raccogliere quel grido è stato un ristoratore modenese, Stefano Bellei, titolare dell'Antica Ferramenta di Corso Canalchiaro. Bellei si è fatto portavoce del problema, ha scritto al sindaco, all'assessore Maletti, all'assessore Camporota, al presidente del Consiglio comunale, al comandante della polizia locale Sola. Tutto inutile. E così ha ospitato egli stesso la 56enne nel proprio ex laboratorio, a due passi dal ristorante.
Per ora, in attesa che qualcuno risponda.
La protagonista è Carmen Tarcuta, 56 anni, rumena.
'Mercoledì sera si è presentata presso la mia osteria in Canalchiaro una donna di nazionalità rumena spaesata, senza soldi, solo con la sua valigia, dicendo che era giunta in Italia con una promessa di lavoro poi non realizzata - spiega Bellei -. Non sapeva dove dormire e aveva fame.
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Le ho dato da mangiare e ho chiamato la polizia municipale per cercarle una sistemazione. Da quanto ho appreso da lei stessa, l'hanno invitata ad andare alla casa di Abramo. Verso mezzanotte la ho dunque caricata in macchina e portata sul posto, accertandomi che entrasse. La sera dopo giovedì, me la sono ritrovata davanti all'osteria. Mi ha detto che era stata allontana da quel ricovero poichè la casa di Abramo non aveva l'autorizzazione a darle alloggio. Le do quindi da mangiare e contatto l'unità di strada, il famoso servizio istituito per queste situazioni e, di nuovo, la polizia municipale. Chiudo il locale e lascio la polizia municipale e l'unità di strada con la donna fuori dal locale e vado a casa pensando di aver compiuto il mio dovere'.
'Niente da fare. Ieri sera Carmen era di nuovo da me. Mi ha detto che è stata portata la notte scorsa al pronto soccorso, dove è rimasta fino al mattino. In pratica hanno usato il pronto soccorso come alloggio... Stremata ieri sera era andata a cercare un posto per dormire all'ostello ma non c'era posto e in corso Vittorio è stata avvicinata da alcuni individui che volevano derubarla della valigia e dello zaino. Visibilmente impaurita mi ha chiesto aiuto.
Le ho dato un pasto caldo e ho chiamato il 113, gli agenti arrivano e le dicono esplicitamente di andare al pronto soccorso a passare la notte lì. Non me la son sentita di chiamare un'ambulanza e così l'ho messa a dormire nel mio ex laboratorio, una stanza a pochi passi dal locale, in un giaciglio di fortuna. Oggi ho scritto a sindaco e assessori, ma inutilmente - spiega Bellei mostrando le mail -. La Maletti mi ha anche risposto di contattare il Pris (pronto intervento sociale), ma, a mia chiamata, mi è stato detto che il servizio si attiva solo su chiamata della polizia municipale. Stanotte, in assenza di risposte, Carmen dormirà di nuovo nel mio ex laboratorio, ma mi chiedo se è normale che tutto questo accada in una città che si definisce solidale e attenta agli ultimi'.
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