Una storia che finisce forse nel peggiore dei modi, con uno smacco anche per l’immagine della città stessa, quella che inizia nel 2018, quando la società Retail Real Estate Management s.r.l. si aggiudica la concessione del Caffè Concerto, con un progetto ambizioso che prevedeva l’apertura tutto l’anno. La sfida, rilanciare uno degli spazi più iconici del centro storico, con vista e dehor su Piazza Grande
Le cifre non riscosse dal Comune
Secondo la determina firmata dal dirigente del Servizio Patrimoniale, la società non avrebbe versato 685.453,57 euro di canoni di concessione, accumulati dal 2018 al dicembre 2025. A questi si aggiungono 8.501,95 euro di interessi di mora.E non è tutto. Il Comune ha dovuto anticipare anche le utenze, collegate all’impianto centrale del Palazzo Comunale. Il totale dei consumi non rimborsati ammonterebbe a 238.603 euro, di cui 221.252,15 euro relativi alla sola fattura del novembre 2025. Il totale complessivo supera 900.000 uro. Una cifra che da sola basterebbe a spiegare la revoca. Ma la determina va oltre.
Perché tra le motivazioni riportare alla base della decadenza del contratto è relativa alla chiusura improvvisa e non programmata di fine luglio 2025, parrebbe senza preavviso al Comune. E, soprattutto in contrasto con quello che avrebbero dovuto essere una apertura continuativa, tutto l’anno.
La determina di revoca della concessione ricorda che la società si era impegnata a realizzare un piano di allestimento dettagliato, allegato all’offerta tecnica del 2018. Anche su questo punto gli impegni non sarebbero stati mantenuti.
'Ogni tentativo di mediazione non ha portato al risultato che avevamo auspicato rendendoci disponibili a concordare un piano di rientro con i legali dell'azienda – spiega il Direttore generale Lorenzo Minganti – un'inadempienza così prolungata non poteva essere più tollerata anche in considerazione del luogo dove si trova il Caffè Concerto. Il sito Unesco ha bisogno di bellezza e locali così prestigiosi non possono rimanere chiusi e non fruibili.
Il Comune: “Compromesse le finalità pubbliche”
La conclusione dell’amministrazione è infatti netta: gli inadempimenti — economici, gestionali e progettuali — hanno reso impossibile proseguire il rapporto. La determina parla di “violazione di rilevanza tale da giustificare la decadenza”, richiamando anche la giurisprudenza in materia. Il Comune, si legge, deve tutelare l’interesse pubblico: un locale simbolo della città non può restare chiuso, né essere gestito in modo così distante dagli impegni assunti.Rilascio del locale entro 30 giorni e penali salate
La società ha ora 30 giorni per liberare i locali. Se non lo farà, scatterà una penale giornaliera pari all’ultimo canone aggiornato più 100 euro al giorno. Tutti gli arredi, le attrezzature e gli impianti compresi quelli eventualmente installati dalla concessionaria — diventeranno proprietà gratuita del Comune, come previsto dal contratto.Il Servizio Patrimoniale è incaricato di avviare le procedure legali per il rilascio forzoso, le azioni coattive per il recupero dei canoni non pagati, eventuali richieste di risarcimento danni.
Gi.Ga.


