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'Carcere, sui fatti dell'8 marzo Modena continui a cercare verità'

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Ad un anno dalla rivolta che costò la vita a nove detenuti, il rapporto Antigone mette in guardia dal ritorno di vecchi problemi. Cgil e MVP: 'Su quei fatti ancora troppe ombre'


'Carcere, sui fatti dell'8 marzo Modena continui a cercare verità'
'Nell'istituto penitenziario di Modena, tristemente protagonista delle rivolte che l’8 marzo dello scorso anno scoppiavano in molte carceri italiane, le restrizioni conseguenti alla pandemia hanno esasperato una situazione già critica fatta di ambienti inadeguati, sovraffollamento (anche oltre 500 detenuti per una capienza di 360), scarsità di personale e di attività lavorative e ricreative. Ad un anno dalle rivolte, parte degli ambienti sono stati ristrutturati e la capienza, scesa ad 80 detenuti in seguito alle rivolte, sta aumentando (180 detenuti a ottobre, 100% della capienza). Anche se dall’estate è ripresa l’attività di teatro a distanza e la scuola, l’immobilismo all’interno delle sezioni è molto forte. Le possibilità di lavoro all’esterno sono quasi nulle e, in seguito alle rivolte, la volontà è quella di ripristinare un regime a celle chiuse, con la possibilità di trascorrere solo 4 ore al giorno al di fuori di queste'

E' un ritorno alla normalità che rischia di ripresentare molte criticità tipiche del prepandemia e del pre rivolta, quello che emerge dalla fotografia che del carcere di Modena emerge dal dossier Antigone sulla situazione carceraria in Emilia-Romagna. Il riferimento al carcere di Modena, dove un anno fa si consumò la rivolta finita con la devastazione strutturale e la chiusura del carcere stesso e la morte di nove detenuti (ricordati ieri anche dal comitato verità e giustizia per le vittime in una manifestazione davanti al carcere), è tale non solo per la gravità dei fatti successi ma anche per la richiesta di archiviazione del caso per 8 di quelle 9 morti, presentata dalla Procura di Modena. Scelta motivata dagli accertamenti che hanno confermato la morte per ingestione in grosse quantità di metadone e farmaci procurati assaltando l’infermeria del carcere nel corso della rivolta. Una soluzione che per Modena Volta Pagina lascerebbe troppe zone d'ombra e tanti interrogativi senza risposta.

'L'inchiesta non ha potuto far riferimento alla documentazione medica che si sarebbe dovuta refertare prima del trasferimento di ogni detenuto: nessun documento è stato prodotto, probabilmente non è mai stato redatto da parte del personale sanitario a causa – a quanto si afferma – della situazione di concitazione e di grande tensione di quei momenti. Eppure la rivolta era stata domata, le forze dell’ordine avevano ripreso il pieno controllo della situazione: come è possibile che sia stato disposto il trasferimento ad un altro carcere e non piuttosto ad un ospedale senza effettuare una regolare visita medica su persone che a giudicare dai modi e dai tempi dei decessi si trovavano in condizioni di salute critiche o molto critiche? Uno dei detenuti è morto sul cellulare, uno appena arrivato al carcere di Parma. Almeno in un caso un detenuto nel corso del trasferimento è stato portato dagli stessi agenti incaricati in un ospedale a circa 80 km da Modena dove, adeguatamente trattato, si è ripreso ed è sopravvissuto. Perché nonostante tutto questo gli inquirenti non hanno ritenuto di indagare ulteriormente per meglio chiarire queste circostanze?
Perché la procura non ha atteso a chiedere la chiusura dell’inchiesta in presenza di altre inchieste aperte su ipotesi di atti di violenza da parte degli agenti di custodia a rivolta conclusa?'

'Temiamo che le eventuali responsabilità della peggiore strage carceraria mai avvenuta nell’Italia repubblicana vengano escluse troppo presto' - afferma in una nota Modena Volta Pagina.

'E’ chiaro che a molti fa piacere che questo capitolo scomodo si chiuda quanto prima. Fa piacere ai tanti che spargono paranoie securitarie da stato di polizia in un'epoca dura che, a causa del Covid, ha risvegliato anche simpatie brutali per le vie spicce. Fa piacere a politici incompetenti che hanno deciso un anno fa delle direttive assurde e pericolose per affrontare l’impatto della pandemia nel disastrato panorama carcerario italiano' - continua MVP - e fa piacere a certi amministratori locali che non amano che sia turbata l’immagine oleografica della piccola città felice e perfetta e non si curano minimamente che nel loro territorio sia stata costituita una situazione in cui si è potuta generare questa strage'

Parla di verità non raggiunta e da perseguire, la segreteria provinciale della CGIL di Modena appresa la notizia della richiesta di archiviazione. 'Il nostro appello, nell’anniversario di quella enorme tragedia, è quello di arrivare alla piena verità dei fatti e che il percorso giudiziario possa assolvere fino in fondo il suo compito, al fine di tutelare tutti i soggetti coinvolti in questa vicenda.

Cogliamo nuovamente l’occasione per esprimere grave preoccupazione per il contesto generale riguardante la condizione complessiva delle carceri nel nostro paese ed anche nel carcere S. Anna di Modena. Alla pesantissima condizione di sovraffollamento si è sommata l’emergenza Covid, senza che nel frattempo siano arrivate a definizioni scelte di natura strutturale ed una improcrastinabile azione riformatrice, in grado di alleggerire la situazioni delle carceri, oltre a ricondurla al dettato della nostra Carta Costituzionale.

Lo stato di abbandono e la lontananza – come da anni denunciamo – del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria dagli istituti penitenziari e da tutte le figure professionali che ci lavorano, produce condizioni di lavoro che troppo spesso vanno ben oltre il livello di tollerabilità. Le mancate risposte rispetto alle richieste di ampliamento degli organici e adeguamento delle strutture pregiudica la possibilità di salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori coinvolti, ed anche quella di chi è detenuto, oltre a comprometterne le condizioni di detenzione e la tutela dei diritti di questi ultimi.

La ricerca della verità è un esercizio fondamentale per la nostra democrazia, è un elemento che sta alla base del rispetto e della dignità della persona. Per questo - chiude CGIL modena - la città e i cittadini tutti non possono permettersi che rimangano ferite aperte di tali proporzioni, in un territorio che ben conosce e difende il senso di giustizia.



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Redazione La Pressa
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