Articoli Società

Cefalee: a Modena un nuovo percorso diagnostico e presa in carico

Cefalee: a Modena un nuovo percorso diagnostico e presa in carico

Lo ha presentato oggi AUSL e Azienda Ospedaliera. La storia di Anna 42 anni, portata ad esempio


3 minuti di lettura

In provincia di Modena è operativo il nuovo Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale dedicato alle cefalee non traumatiche dell’adulto. L’obiettivo è ridurre i tempi di diagnosi, migliorare l’appropriatezza delle cure e garantire una presa in carico omogenea su tutto il territorio, grazie a una rete integrata che coinvolge Ausl e Azienda Ospedaliero-Universitaria. Le due aziende ne hanno presentato le caratteristiche questa mattina, portando ad esempio la storia di Anna, 42 anni, simile a quella di molte persone. Per anni ha convissuto con mal di testa sporadici, gestiti con farmaci al bisogno. Negli ultimi mesi, però, gli episodi sono diventati più frequenti e invalidanti, fino a compromettere lavoro e vita quotidiana. Non si tratta di un’emergenza improvvisa, ma di una condizione che, senza un intervento precoce, può evolvere in forme croniche difficili da trattare.

 

Il nuovo PDTA nasce proprio per intercettare prima situazioni come questa. Il percorso definisce un sistema coordinato che collega medicina generale, servizi per le urgenze e centri specialistici, così da indirizzare ogni paziente verso il livello assistenziale più adeguato. Due i centri di secondo livello individuati: il Policlinico di Modena per l’Area Centro-Sud e l’Ospedale di Carpi per l’Area Nord.
Spazio ADV dedicata a Società Dolce: fare insieme
A questi si aggiunge il Centro Cefalee di terzo livello del Policlinico, dedicato ai casi più complessi e dotato di team multidisciplinare, day hospital e posti letto per la gestione delle forme croniche e dell’abuso di farmaci.

 

Comprendere che non tutti i mal di testa sono uguali è fondamentale. La cefalea può essere una malattia primaria, come l’emicrania o la cefalea tensiva, oppure il sintomo di un’altra patologia. L’emicrania è la forma primaria più diffusa, con una prevalenza stimata intorno al 15% e una maggiore incidenza nelle donne. Altre forme, come la cefalea a grappolo, sono più rare ma estremamente dolorose. Riconoscere rapidamente la natura del disturbo permette di impostare terapie efficaci o, nei casi secondari, di individuare tempestivamente la causa sottostante.

 

Il percorso parte dal Medico di Medicina Generale, che rappresenta il primo riferimento per la maggior parte dei pazienti. Circa il 90% delle persone che si rivolgono al medico per cefalea può essere gestito in questo contesto, grazie alla conoscenza della storia clinica e alla capacità di individuare eventuali segnali di allarme. Anche gli ambulatori per le urgenze svolgono un ruolo importante nel riconoscere i casi che richiedono un intervento rapido.
Il Pronto Soccorso resta riservato alle situazioni più critiche, come cefalee improvvise e violente, associate a sintomi neurologici, febbre, rigidità nucale o sincope.

 

Quando il quadro richiede approfondimenti ma non presenta criteri di urgenza, il medico indirizza agli ambulatori neurologici territoriali, dove vengono effettuate le prime valutazioni specialistiche e impostate diagnosi e terapie di primo livello. I casi che necessitano di competenze avanzate vengono poi inviati ai centri di secondo livello, mentre le situazioni più complesse accedono al terzo livello del Policlinico. Un aspetto organizzativo rilevante è che la prenotazione delle visite specialistiche viene gestita direttamente dalle strutture che inviano, evitando passaggi aggiuntivi per il cittadino.

 

Secondo i professionisti coinvolti, un percorso strutturato consente di ridurre i ritardi diagnostici, evitare accessi impropri ai centri di alta specializzazione e garantire che ogni paziente riceva la cura più adeguata nel momento giusto. Un ruolo importante è svolto anche dall’associazione Alleanza Cefalalgici – Al.Ce., che aiuta i pazienti a orientarsi e considera il PDTA uno strumento essenziale per assicurare equità di accesso e maggiore fiducia nel sistema di cura. Un paziente informato, sottolinea l’associazione, aderisce meglio alle terapie e vive con meno incertezza una patologia che può essere complessa e invalidante.

 

Nella foto: gruppo di dirigenti Ausl e Aou presenti alla conferenza di presentazione
Foto dell'autore

Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

La Pressa
Logo LaPressa.it

Da anni Lapressa.it offre una informazione indipendente ai lettori, senza nessun finanziamento pubblico. La pubblicità copre parte dei costi, ma non basta. Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci segue di concederci un contributo. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di lettori, è fondamentale.

Articoli Correlati