Nel suo intervento il vescovo invita a concentrarsi su un fenomeno: l’isolamento sociale, 'un disagio che nasce nella sfera personale - dice - si allarga a quella comunitaria e può degenerare in patologie e comportamenti estremi'.
Dopo le parole di riconoscenza nei confronti dei cittadini che hanno inseguito e bloccato l’aggressore, le persone che hanno prestato i primi soccorsi, il personale sanitario, le forze dell'ordine, la magistratura e la comunità modenese presente alla manifestazione di Piazza Grande, il vescovo, che nei giorni scorsi ha fatto visita ai feriti, ha reso noto che 'la Diocesi sta valutando iniziative che non si limitino alla reazione emotiva o alla polemica politica, ma che aiutino a comprendere le radici di questi gesti'. 'Occorre riflettere sulle cause di questi atti, andare oltre l’onda delle polemiche. La sofferenza è profonda, per chi è stato colpito in modo grave e per tutta la città. Da qui l’invito a fermarsi e ragionare su ciò che per il Vescovo sta emergendo come elemento comune a molte azioni violente: la solitudine estrema, un disagio psichico crescente, spesso legato alla mancanza di relazioni significative. C’è un isolamento sociale evidente, legato al rimanere fuori da ogni circuito relazionale religioso, civile, comunitario. Occorre maturare le antenne giuste per cogliere queste situazioni prima che degenerino. Situazioni che non riguardano soltanto le seconde generazioni o casi marginali: la solitudine è un fenomeno diffuso, trasversale, che attraversa età, provenienze e condizioni sociali'. Di fronte alla richiesta del 31enne in carcere di avere una Bibbia, L'arcivescovo conferma di aver appreso e commenta: 'Abbiamo un cappellano in carcere. Se la richiesta è vera, provvederà lui, probabilmente incontrandolo. Non ho altre informazioni.”
Nella foto, l'arcivescovo Erio Castellucci oggi presso la sede della Diocesi in corso Duomo, a Modena


.jpg)
