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'Comunità ferita, riflettiamo su isolamento sociale e solitudine'

'Comunità ferita, riflettiamo su isolamento sociale e solitudine'

L'arcivescovo Erio Castellucci sulla tragedia a Modena: 'L'attentatore è nostro come le vittime. Servono antenne giuste per cogliere situazioni drammatiche che non riguardano solo le seconde generazioni. Ha chiesto la Bibbia? Se richiesta vera il cappellano del carcere gliela fornirà'


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Il vescovo di Modena, Erio Castellucci, invita la città a una riflessione profonda dopo la tragedia di sabato scorso, quando un 31enne ha travolto deliberatamente sette persone nel cuore del centro storico. Lo abbiamo incontrato nella sede dell'Arcidiocesi a margine di una iniziativa su alcune parrocchie di Modena. Sia al nostro microfono sia introducendo l'iniziativa il vescovo fa riferimento a quanto successo sabato. 'Un momento difficile e doloroso per tutti, prima di tutto per le vittime, alcune delle quali ancora gravi, che sono nostre. Anche le persone di altri Paesi che sono state ferite sono nostre. È nostro anche l’attentatore: di seconda generazione, certo, ma è nostro'.
Nel suo intervento il vescovo invita a concentrarsi su un fenomeno: l’isolamento sociale, 'un disagio che nasce nella sfera personale - dice - si allarga a quella comunitaria e può degenerare in patologie e comportamenti estremi'.

Dopo le parole di riconoscenza nei confronti dei cittadini che hanno inseguito e bloccato l’aggressore, le persone che hanno prestato i primi soccorsi, il personale sanitario, le forze dell'ordine, la magistratura e la comunità modenese presente alla manifestazione di Piazza Grande, il vescovo, che nei giorni scorsi ha fatto visita ai feriti, ha reso noto che 'la Diocesi sta valutando iniziative che non si limitino alla reazione emotiva o alla polemica politica, ma che aiutino a comprendere le radici di questi gesti'.
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'Occorre riflettere sulle cause di questi atti, andare oltre l’onda delle polemiche. La sofferenza è profonda, per chi è stato colpito in modo grave e per tutta la città. Da qui l’invito a fermarsi e ragionare su ciò che per il Vescovo sta emergendo come elemento comune a molte azioni violente: la solitudine estrema, un disagio psichico crescente, spesso legato alla mancanza di relazioni significative. C’è un isolamento sociale evidente, legato al rimanere fuori da ogni circuito relazionale religioso, civile, comunitario. Occorre maturare le antenne giuste per cogliere queste situazioni prima che degenerino. Situazioni che non riguardano soltanto le seconde generazioni o casi marginali: la solitudine è un fenomeno diffuso, trasversale, che attraversa età, provenienze e condizioni sociali'. Di fronte alla richiesta del 31enne in carcere di avere una Bibbia, L'arcivescovo conferma di aver appreso e commenta: 'Abbiamo un cappellano in carcere. Se la richiesta è vera, provvederà lui, probabilmente incontrandolo. Non ho altre informazioni.”

Nella foto, l'arcivescovo Erio Castellucci oggi presso la sede della Diocesi in corso Duomo, a Modena
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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