Anticipati dall'intervento di Mattia Meschieri, referente del comitato organizzatore del presidio. Meschieri attacca la scelta del Comune di far convivere nello stesso stabile famiglie fragili e richiedenti asilo: “È assurdo pensare di unire disagi diversi e pretendere che vada tutto bene”. Ricorda che “qui c’erano 350 richiedenti asilo, oggi ridotti a 160”, ma sottolinea che il problema resta: “Non devi mettere più di 50 richiedenti asilo insieme, perché sennò diventa un problema per tutti”.
Per Meschieri, la convivenza forzata è “una bomba sociale che esplode ogni giorno”. E accusa la cooperativa L’Angolo, proprietaria dell’immobile e gestore degli spazi destinati all’accoglienza, di aver mantenuto per anni condizioni indegne: “Gli attori qui dentro sono sempre gli stessi. È una storia difficile, che ha creato malessere nel quartiere”- afferma Paola Ferrari, cofondatrice del Comitato Ricorda la visita del sottosegretario agli Interni nel 2024: “La cosa è arrivata fino alla scrivania del ministro, ma due anni dopo siamo ancora qua”.
Poi arriva la testimonianza più dura. Una ragazza di 13 anni, di origine ganese ma nata in Italia, prende il microfono. Vive nel residence con la madre e quattro fratelli, in una stanza che costa 800 euro al mese, di cui 500 pagati dalla madre. “Non ci sono tavoli per mangiare, non c’è un posto per fare i compiti”, racconta. “L’acqua è fredda o calda a caso, sui letti ci sono le cimici”. Ma il punto più grave è fuori dalla stanza: “Vediamo risse, sangue sulle scale. La violenza è all’ordine del giorno.
Poi la frase che gela la piazza: “Ci sono dei pervertiti che chiamano dentro le stanze e tentano di molestare”.
A quel punto un’altra madre, presente al presidio, ci parla direttamente. Racconta ciò che è accaduto a sua figlia sedicenne nel giugno scorso. “È stata bloccata e portata dentro una stanza con quattro stranieri richiedenti asilo”. Non trovandola, chiama la polizia. “Accedendo alle telecamere avevo capito dove era stata portata. L’ho trovata con escoriazioni al volto”. L’episodio risale a giugno, la questione giudiziari non è chiusa.
Un’altra donna, collocata dal Comune in un alloggio interno al residence, racconta di pagare, anzi di fare di fatto pagare al Comune1000 euro al mese per vivere in condizioni che definisce “indegne”. “Sono stata sfrattata da Acer per una piccola morosità. Gli assistenti sociali mi hanno mandato qui dentro, dove i costi sono di gran lunga superiori a quello che poteva essere un aiuto per l'affitto fuori da qui. 'Io lavoro saltuariamente, mantengo mio figlio, ma non ho più la forza di farlo venire qua. La situazione è troppo pericolosa e non adatta un bambino
Una madre italiana, residente con la figlia sedicenne da circa 3 anni, conferma: “Per noi è davvero difficile restare qui.
Al presidio interviene anche un referente del comitato Villaggio Giardino, che nel corso del presidio ha incontrato in un incontro privato , e titolari responsabili della Cooperativa l'angolo “Ci ritroveremo presto per un incontro. Ho chiesto che sia plenaria, perché dobbiamo discutere insieme i problemi e uscirne. Vogliamo vivere sicuri nella nostra città e vogliamo il meglio per la nostra città”.
Tra la gente emergono altre testimonianze, quelle dei residenti nell'area intorno al tristemente famoso palazzo.. “Ho visto persone picchiate, ferite, coltellate”, racconta una residente. “Mi hanno sputato addosso due volte. Non puoi guardarli in faccia: loro sono i padroni”. Un’altra aggiunge: “Non vogliamo essere aggrediti. Aiutateci a isolare gli elementi pericolosi. Noi non molliamo e non abbiamo paura*'



