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'Covid Modena, lasciati dall'Ausl nel limbo: una quarantena infinita'

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'Il numero 0593963663 non si è mai trovato nè libero, nè con possibilità di rimanere in attesa. E' una vergogna'


'Covid Modena, lasciati dall'Ausl nel limbo: una quarantena infinita'

Continuano a giungere in redazione segnalazioni di cittadini lasciati in un limbo indefinito della quarantena. Senza possibilità di contattare il numero dedicato Ausl e senza nessuna informazione. Oggi pubblichiamo due lettere tra le tante che ci sono pervenute.

Se si ha la sventura di capitare in una famiglia con un positivo (come nel mio caso), si finisce in quarantena obbligatoria. O meglio, ci si finisce solo grazie alla propria correttezza e onestà perché sta al singolo cittadino autodichiararsi convivente o a contatto col positivo, dato che al positivo arriva una mail da compilare in cui semplicemente indicare questi contatti.
Quindi, volendo, è possibile omettere e nessuno obbliga a fare la quarantena. Una quarantena che dura ben più di 14 giorni! Tra tampone, attesa dell'esito, ricezione mail della Asl con indicazione di obbligo di quarantena che calcola i 14 giorni dalla ricezione esito e non dal giorno in cui si è fatto il tampone, la mia famiglia è già arrivata a 3 settimane e dobbiamo attendere in teoria una seconda mail di via libera.

Domani sono quindi 3 settimane che siamo in quarantena e ancora non abbiamo ricevuto questa mail. Ora, per un dipendente poco male, ma per un autonomo (come mio marito) è lavoro perso. Ed è tanto lavoro perso! Il numero verde Asl non solo non risponde, ma non dà neppure la possibilità di stare in attesa a causa delle eccessive code. Quindi è come non averlo. Alla fine diventa quasi davvero una quarantena di 40 giorni. Se uno stesse male è più comprensibile, ma se si sta bene - come fortunatamente nel nostro caso - perdere 40 giorni di fatturato è insostenibile.
Una mamma di Bastiglia


Il sistema di tracciamento dei contagi è inefficiente e si riflette in uno spreco di risorse pubbliche enorme.
Ho eseguito un tampone presso il drive-through di via Pertini 118 di Vignola il 29 ottobre 2020 alle 11 e ho ricevuto comunicazione formale di isolamento domiciliare obbligatorio in data 10 novembre 2020 dall'Asl.
I sintomi sono tutti scomparsi già da giorni. Mi sono autoreclusa già dal 28 ottobre. Alla data odierna nessun'altra informazione, né contatto per appuntamento per secondo tampone, niente!
Il numero 0593963663 non si è mai trovato nè libero, nè con possibilità di rimanere in attesa per il raggiungimento del numero massimo di telefonate in attesa. E' una situazione vergognosa!
Questa falla nel tracciamento lascia alla responsabilità individuale il compito di isolarsi e comunicare la propria positività ai contatti a rischio, senza alcun intervento effettivo da parte delle istituzioni. Tutto ciò ha delle conseguenze gravissime sul sistema sanitario, sulla diffusione della pandemia e sulla salute dei cittadini. Non è possibile dichiarare che il sistema dei tracciamenti ha dei numeri non più sostenibili, se i tracciamenti non vengono effettuati correttamente.
l numero di persone dedicate al contact tracing da parte dell’Asl è 'evidentemente insufficiente' e questo contribuisce ad alimentare il 'ritardo di settimane tra il riscontro di positività al tampone e il contatto telefonico'.
Mi risulta che l’inefficienza del sistema di identificazione e tracciamento da parte dell’ Asl pubblica porta ad un incremento esponenziale dell’utilizzo dei servizi di screening privati (tamponi ed esami ematici sierologici) che colmano la mancanza di accessibilità ai servizi pubblici. Io per prima con il senno di poi, l’avrei utilizzata sperando in tempi più ragionevoli della sanità pubblica che ci impiega 9 giorni a darmi il risultato del primo tampone. Purtroppo successivamente al primo tampone l’ho chiesto, ma non mi hanno permesso di andare a fare un tampone a pagamento. Posso uscire solo con appuntamento dell’Asl, che non è mai arrivato.
I fondi per la gestione dell’emergenza dovrebbero essere equamente suddivisi tra: il potenziamento dei sistemi di cura (ampliamento dei posti nelle terapie intensive e ottimizzazione delle misure a sostegno degli ospedali pubblici e del personale sanitario) e i sistemi di prevenzione. Non è ammissibile che passato quasi un anno dall’inizio dell’epidemia e dallo stato di emergenza imposto dal primo picco pandemico, non esista un sistema pubblico accessibile e rapido di prenotazione dei test di screening per la popolazione.
Inoltre l’impressione è che gli sforzi e gli investimenti riservati alla cura dei malati, non siano equamente bilanciati. Personalità importanti vengono ricoverati, intervistati… a noi comuni mortali neanche rispondono al telefono. Poi io sono stata fortunata, non ho avuto sintomi gravi, ma sono certa che in caso contrario, non avrei visto neanche l’ombra di un sanitario! Come nessuno di “ufficiale“ si è proposto di aiutarmi con i beni di prima necessità, bensì mi hanno telefonato all’ufficialità del mio stato di positività il 10 novembre 2020, affinchè attivassi un sistema di volontari di Hera (anche questo numero irraggiungibile…) affinchè consegnassi loro la mia spazzatura in duplici sacchi e tramite guanti che non possiedo, non ho il cibo, ma secondo loro sicuramente ho la scorta di appositi sacchi per l’immondizia e relativi guanti.
Comunque a tutt’oggi sono ancora in isolamento volontario e non so quando potrò rientrare al lavoro.
Barbara Longagnani - Guiglia


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