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'Cra, fuga del personale verso gli ospedali: non si giochi al ribasso'

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L'allarme CGIL: 'Il personale in fuga dalle strutture private a quelle pubbliche non può essere sostituito da Oss, e gli Oss dalle badanti'. Presidio SGB il 13


'Cra, fuga del personale verso gli ospedali: non si giochi al ribasso'

La storia del dramma nelle Cra che abbiamo visto scoppiare nella fase del lockdown e che si sta purtroppo ripetendo, va di pari passo con l'emergenza legata al personale che vi opera. Personale in trincea, come e spesso più degli infermieri e delle Oss. Tanti quelli che nel periodo dell'emergenza sono stati assunti dal sistema pubblico, tanto da far parlare tanti gestori privati di una “fuga di massa”. La Regione ha acconsentito, fin dal primo periodo di emergenza alla possibilità da parte delle Aziende Sanitarie di “prestare” momentaneamente personale alle strutture private.

In una fase emergenziale si tratta di una misura necessaria. Una misura che è continuata con tutti i suoi effetti negativi sulle strutture private.

'Siamo molto preoccupati per la carenza di personale che sta mettendo in grande difficoltà molte Cra (Case Residenza per Anziani) nella nostra regione.

Il Covid-19 sta colpendo duramente anche gli operatori, da mesi in prima linea: attualmente sono circa 400 i positivi che lavorano in servizi per anziani e disabili, un numero veramente alto e che continua a crescere' - afferma in una nota la segreteria regionale di CGIL. Le ragioni sono chiare. Nonostante il pubblico non si sia distinto (per usare un eufemismo) nell’ultimo decennio per trattamenti particolarmente benevoli nei confronti dei propri dipendenti, risulta comunque evidente la differenza con il privato: oltre 300 euro di differenza al mese (un’enormità); non ancora riconosciuti i tempi di vestizione e svestizione; gestori privati che, al contrario del sistema pubblico, non hanno nemmeno pensato ad un “premio Covid”, che avrebbe avuto un valore molto superiore a quello economico per il grande sforzo fatto in una situazione difficilissima. Invece i ritmi si alzano, le preoccupazioni pure, e il personale invece che aumentare diminuisce, peggiorando ulteriormente le condizioni di lavoro.

'Nonostante dal 2010 l’accreditamento abbia stabilizzato la gestione delle strutture (non più soggette a frequenti cambi di appalto) molti gestori non hanno fidelizzato il proprio personale, riservando condizioni contrattuali inadeguate alla professionalità espressa' - segnala CGIL. 'Un problema molto serio, dal momento che in queste strutture la continuità assistenziale è un indice importantissimo di qualità. Ad ogni problema non potrà sempre intervenire la Regione, è necessario che anche il sistema privato, a maggior ragione se accreditato, investa per strutturarsi e contribuisca a mantenere e rafforzare il sistema socio-sanitario. Evitando la ricerca di soluzioni al ribasso: c’è chi propone – è di questi giorni la proposta del sistema cooperativo - di far svolgere ad Oss alcune mansioni proprie del personale infermieristico, ed assumere “badanti” per sopperire alla carenza di Oss. Insomma, una spirale verso il basso, una dequalificazione del sistema proprio mentre gli ospiti di queste strutture necessitano – e meritano – la massima qualità possibile. Al contrario, riteniamo invece necessario aumentare il personale sanitario (a maggior ragione in questo momento storico), con un investimento in formazione professionale per creare una nuova generazione di Oss. Porteremo le nostre proposte alla Regione, con l’intento di rafforzare il sistema socio-sanitario,  adeguandolo ai cambiamenti in atto affinché continui ad essere un punto di eccellenza'

E sul tema dei contratti e la redistribuzione delle mansioni per così dire al ribasso, interviene anche SGB Sindacato di base dei lavoratori delle società private che il prossimo 13 novembre manifesterà sotto la sede della Prefettura di Bologna.

'La fuga degli infermieri negli ospedali sono frutto delle politiche sanitarie improntate unicamente sulla monetizzazione delle Aziende della sanità privata .

Oggi mancano all'appello almeno 180 infermieri per somministrare le medicine, fare le iniezioni, seguire i pazienti Covid dimessi dai reparti ospedalieri nel recupero a casa perché è totalmente mancata la programmazione di una reale Sanità Territoriale ed un suo necessario incremento di personale sanitario con finanze economiche che permettessero formazione e sviluppo dello stesso.

L’allarme delle cooperative sociali che in Emilia Romagna gestiscono quasi il 70% dei posti accreditati tra Case residenze per anziani e Centri diurni per disabili: oltre 500 servizi frequentati da 28mila persone non tiene conto che le stesse sono responsabili di tale situazione.

L’aver incrementato precariato con contratti a termine perpetrati per anni anche attraverso proprie agenzie lavoro, la mancanza di Democrazia Sindacale ( molte volte osteggiata soprattutto in combutta con sindacati di comodo) sui posti di lavoro, la mancanza di controlli sulla sicurezza e la formazione di RLS che collaborano al superamento delle criticità e la mancata partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alla scelte logistiche dei reparti sono frutto delle scelte politiche aziendali delle dirigenze amministrative delle cooperative, Agci Solidarietà, Confcooperative Federsolidarietà e Legacoop sociali dell’Emilia-Romagna oggi piangono questa situazione, ieri l’avvallavano.

SGB è contraria all’ampliameto delle funzioni agli OSS  per la somministrazione di terapie che invece spettano a figure Sanitarie adeguatamente e formate con lauree apposite,  anche perché questo vuol dire aprire un circolo vizioso delle scuole di formazione a pagamento, molte volte legate alle cooperative stesse, senza che venga affrontato a livello nazionale l’adeguato riconoscimento di Figura Sanitaria dello stesso come da legge e mai applicata dal Governo.

L’aumento salariale mensile di 80 euro applicato dalle Cooperative, a fronte di salari miserevoli  e completamente inadeguato, la regione ha  tagliato fuori dai premi “Covid19” gli operatori Sanitari del privato, una vera ingiustizia per chi ha pagato con enormi sacrifici l’aver svolto il proprio lavoro che si vede a parità di mansione un lavoratori di serie B rispetto a coloro che lavorano direttamente assunti dalla pubblica amministrazione.

Ad oggi, in piena fase 2 dell’emergenza sanitaria, il personale diminuisce invece che aumentare,   aumentano i ritmi lavorativi, le preoccupazioni peggiorando ulteriormente le condizioni di lavoro portando il sistema sull’orlo del collasso.

SGB - conclude il sindacato di base in una nota - ritiene necessario che anche il sistema privato  accreditato debba  investire per strutturarsi e migliorare le condizioni del servizio e del lavoro anche dal punto di vista economico, dimenticando la ricerca di soluzioni al ribasso per maggiore il profitto  e garantendo agli ospiti la massima qualità possibile'




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