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Ennesima follia: un sanitario guarito non può tornare a lavorare se non si vaccina

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Possono tornare al lavoro solo dopo tre mesi dalla guarigione ed essendosi sottoposti preventivamente ad almeno una dose del siero


Ennesima follia: un sanitario guarito non può tornare a lavorare se non si vaccina

Una volontà di ledere. Non la si può interpretare altrimenti l’ennesima norma contro i non vaccinati e l’ultimo discorso del primo ministro con la sua accusa proprio a questa categoria espiatoria lo conferma. Ancora una volta a pagare le conseguenze di un clima d’odio nutrito da un delirio legislativo assoluto sono i lavoratori, la gente comune, padri e madri e i loro figli con l’unica “colpa” d’essere dei non vaccinati. L’ultima follia normativa, infatti, sta mettendo a repentaglio non solo e tanto il lavoro ma pure la stessa vita dei sanitari ed in parte del personale scolastico.

Spiego a cosa mi riferisco perché temo sia un passaggio sfuggito a molti e volutamente tenuto nascosto dal governo per continuare a poter spingere impunemente su questa infausta ed ingiustificata per la salute pubblica campagna vaccinale ad oltranza.
Che il governo fosse spregiudicato lo abbiamo constatato in più occasioni: non rende disponibili i dati degli effetti avversi e delle morti da vaccino da novembre; si è fatto la legge per l’impunità penale che consente alle procure di archiviare anche i casi in cui i morti sono direttamente correlati ai vaccini, in quanto avendo il vaccinando firmato il falso consenso informato ha in realtà sollevato chiunque dalle conseguenze del vaccino stesso; non pratica una farmaco vigilanza attiva; si avvale del finanziamento al main-stream per pilotare l’informazione; falsifica i dati che poi utilizza per fondare le politiche sanitarie e sociali, nonché lo stato di emergenza; ricorre spudoratamente al “capro espiatorio” per depistare l’attenzione dalle proprie gravissime responsabilità, insomma sapevamo tutto questo e molto altro, ma dobbiamo conoscere anche quest’altra irrazionale e pericolosissima norma. Una totale abolizione del buon senso che viene sostituito d’ufficio da ciò che consente una radicale sottrazione di diritti sociali costituzionalmente riconosciuti e una continuazione ad libitum del terrore.

Si perché al governo non piacciono i sanitari (ed anche il personale scolastico) guariti dal Covid ai quali, se pur con diritto al possesso del super mega (fantozziano) green pass, ma non vaccinati, non è consentito di lavorare. Ma come, voi direte? Un guarito non può nell’immediato reinfettarsi o infettare ed anzi ha una immunità provatamente maggiore, anche in durata temporale, di un qualsiasi vaccino, tanto, lo ripetiamo, che ha diritto al green pass, eppure per il governo non ha diritto a lavorare! Green Pass Super si, lavoro e stipendio no! Infatti, il governo impone ai sanitari guariti che vogliano, e aimè vogliono, tornare al lavoro di farlo solo dopo tre mesi dalla guarigione ed essendosi sottoposti preventivamente ad almeno una dose del siero.
La richiesta è stata comunicata a voce a mia moglie e abbiamo scritto all'Ordine dei medici con l'avvocato affinchè ufficializzino tale necessità: tre mesi di attesa e una dose di vaccino per essere reintegrata.
Quindi riepilogando al governo i sanitari guariti ma non vaccinati non vanno bene, devono restare sospesi e comunque non rientrare al lavoro anche se guariti, prima di aver fatto trascorrere tre mesi dalla guarigione ed aver completato il ciclo vaccinale con almeno una dose di siero. A vigilare su questa porcheria sono gli ordini dei medici che sono da annoverare tra i peggiori passacarte della storia delle istituzioni di vigilanza. Probabilmente al governo non pagando migliaia di persone per qualche tempo sperano di far cassa e di rientrare dei denari elargiti per mantenere questo stato d’emergenza…

Prima però di fare domande, dobbiamo aggiungere un dato correlato ed inquietante che se conosce chi scrive, davvero è alla portata di tutti, e cioè che vaccinare chi è guarito può rivelarsi pericoloso oltre che inutile. Pericoloso per la possibilità che in caso di infezione successiva alla vaccinazione si sviluppi un fenomeno conosciuto con l’acronimo di ADE (antibody dependend enhancement) che può rendere la malattia estremamente aggressiva perfino in un organismo giovane e sano.
Certamente inutile poichè sono ormai numerosi ed univoci gli studi scientifici che mostrano senza dubbi come l’immunità naturale sia più completa, protettiva e duratura di quella decisamente effimera offerta dai vaccini,
Non aggiungiamo altro se non che ci pare davvero che si sia passato ampiamente il segno di ogni tollerabile pazienza e comprensione. E’ troppo davvero: doversi sottoporre per legge ad una sperimentazione che non si ferma neppure dinnanzi alla provata inutilità della stessa!

Ora, consapevoli di tutto ciò, poniamo a tutte le istituzioni che già, contravvenendo l’art.32 della Costituzione, ci vogliono imporre come guariti la vaccinazione per lavorare qualche domanda: a che pro, per quale ragione perseguite questa folle via? Perché volete che pure chi è già stato contagiato venga inoculato esponendolo a rischi? Perché i malati guariti non vengono semplicemente considerati immuni così come dimostra la medicina? Perché questa insistenza a vaccinare? Perché impedire a sanitari di lavorare anche se guariti e quindi in possibilità di lavorare in totale sicurezza per sé e per i pazienti?

Andrea Brancolini



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