Per Ivanna le ragazze che arrivano dal Centro Disturbi del comportamento alimentare di via Newton sono come le sue nipoti. 'All’inizio avevo paura di dire le parole sbagliate, poi mi sono inventata tante attività negli orti e vedo che hanno voglia di stare qua'. La signora Ivanna è una delle volontarie del Centro sociale orti e anziani San Faustino di Modena che collabora con l’Azienda USL nel Programma terapeutico per le ragazze e i ragazzi affetti da disturbi del comportamento alimentare: anoressia nervosa, bulimia, sempre più spesso associati a depressione, ansia, autolesionismo.
Il progetto Nutrimenti è nato lo scorso anno da questa collaborazione virtuosa tra l’Ausl e il Centro sociale che conta ben 300 orti. Una volta alla settimana le ragazze percorrono via Newton fino alla struttura ricreativa accompagnate degli operatori sanitari e svolgono un’attività con le signore volontarie: in inverno si realizzano borse con l’uncinetto, acquerelli e decupage, in primavera si aggiunge l’attività all’aperto con semina di piante e ortaggi che si è conclusa con l’arrivo dell’estate.
Arrivano in gruppi di tre o quattro, ragazze per lo più minorenni, camminano una accanto all’altra, osservano Ivanna travasare le piante nella terra e ascoltano le sue indicazioni.
Poi si chinano sull’orto e iniziano a lavorare.'E’ un’attività ad altissima valenza terapeutica ed è per questo che è inserita a pieno titolo nel percorso di cura' - spiega la dottoressa Roberta Covezzi responsabile del Percorso Diagnostico Terapeutico e Assistenziale (PDTA) per i Disturbi del comportamento alimentare dell’Azienda USL. 'La vicinanza e presenza di persone molto più grandi permette alle ragazze di ridefinire il concetto di cibo, non più visto solo come nemico ma come alimento, come condivisione, come fonte di vita. Coltivare l’orto non significa solo far crescere gli ortaggi, ma anche imparare la pazienza, avere vicino persone che ci ridefiniscono il senso del tempo che è anche il tempo della cura: la cura di questo tipo di disturbo è particolarmente lunga e complessa e richiede attenzione e tanta pazienza'.
Dopo il significativo aumento di casi negli anni della pandemia di Covid-19, dal 2023 si assiste ad una stabilizzazione degli accessi al Percorso che nel 2025 (tra nuovi accessi e pazienti già seguiti) ha seguito 302 ragazzi e ragazze, con una netta prevalenza femminile. La maggior parte di loro ha un’età compresa tra 18 e 30 anni, ma sono tanti anche gli adolescenti tra i 12 e 17 anni.
Il Percorso, diretto dalla dottoressa Covezzi, prevede quattro livelli di assistenza e cura: il primo è la valutazione dei medici di medicina generale o pediatri che inviano la persona in uno degli ambulatori specialistici dell’Ausl (Modena, Mirandola e Sassuolo) dove lavorano team multidisciplinari di professionisti.
Il terzo livello è una terapia ambulatoriale intensiva con la riabilitazione psico-nutrizionale nel Centro diurno di Modena dove vengono svolte attività di alimentazione assistita, psicoterapia di gruppo e riabilitazione con focus su emozioni, immagine corporea e autostima. L’obiettivo è quello di sostenere il percorso di riabilitazione nutrizionale con diverse attività tra cui quella negli orti anziani. Nei casi più gravi il team di professionisti sanitari attiva il quarto livello di cura, il ricovero ospedaliero in strutture della Provincia o della Regione previste dal PDTA. A Modena il reparto di riferimento per il trattamento di pazienti con instabilità clinica e grave compromissione organica è rappresentato dall’Unità operativa complessa di Medicina Interna ad Indirizzo Metabolico Nutrizionale



