Dai rapporti di prova emerse che quel terreno presentava livelli di contaminazione incompatibili con l'uso a verde e residenziale (quello a cui sarebbe stato indirizzato), mentre risultarono nei limiti per un uso industriale. Uso che quell'area, appunto, non è stata più destinata ad avere negli anni a venire. Le analisi mostrarono anche la presenza di vecchie cisterne interrate con importanti accumuli e residui di gasolio. Il materiale rimosso venne appunto depositato nell'area del lotto 4. Inizialmente sigillato con teloni per evitarne la dispersione nel terreno e nell'aria a teloni distrutti ripetutamente dalle intemperie negli anni e più volti risistemati.
Negli ultimi anni il cumulo di terreno contaminato, ricoperto dalla vegetazione, è stato lasciato di fatto scoperto e soggetto agli agenti esterni. Invisibile, se non dall'alto, soprattutto in estate, per via della vegetazione. Al centro di un'area totalmente abbandonata e degradata, per decine di migliaia di metri quadrati, chiusa da 30 anni. Ferita urbanistica aperta alle porte della città. Simbolo di grandi progetti urbanistici naufragati e lasciati oggi come pesante eredità, anche ambientale, dalle passate amministrazioni.
Il progetto di bonifica dell’area esterna da due milioni di euro, finanziato con fondi PNRR nel capitolo sui sito orfani, è approvato nei giorni scorsi, realizzato da Airis srl sulla base del piano operativo di messa in sicurezza approvato da Arpae Sac e sarà avviato entro l'estate.
Con l’intervento si prevede di rimuovere la vegetazione infestante e il materiale incompatibile con la destinazione a verde pubblico della zona, mettendola in sicurezza mediante la posa di argilla e la successiva sistemazione.
Nel progetto sono previsti anche percorsi pedonali, l’impianto di illuminazione e il sistema di videosorveglianza.



