Il via libera definitivo ha riacceso il dibattito tra produzione di energia rinnovabile e tutela agricola del territorio, sul piano nazionale e, in particolare, nel modenese. La Federazione di Modena del Partito della Rifondazione Comunista ha espresso ferma contrarietà, definendo l'opera una speculazione privata che consuma suolo pregiato a scapito della sovranità alimentare e del paesaggio. La nota ufficiale denuncia l'assenza di pianificazione pubblica, auspicando che la transizione energetica privilegi aree dismesse o tetti di capannoni anziché terreni agricoli produttivi. L'intervento di Rifondazione Comunista evidenzia il caso politico, con la richiesta di un confronto trasparente sulle compensazioni e sui reali benefici per la comunità, trasformando Finale Emilia in un banco di prova nazionale per l'agrivoltaico.
'Proprio in queste settimane il Comune di Finale Emilia sta elaborando il nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG). Nella Relazione Generale si legge un dato che dovrebbe far riflettere tutti: tra gli impianti già presentati e quelli ancora in corso di valutazione, l'agrivoltaico potrebbe arrivare a occupare circa 430 ettari, a fronte di 640 ettari di territorio urbanizzato. La relazione sintetizza questa prospettiva con un'espressione molto efficace: 'una città di fotovoltaico' - sottolinea Rifondazione Comunista che, nel merito, anche politico, spiega: 'Questa non è una posizione contro le energie rinnovabili, anzi. La crisi climatica impone di accelerare la produzione di energia da fonti rinnovabili e di abbandonare progressivamente i combustibili fossili. Ma proprio perché crediamo nella transizione ecologica, riteniamo che debba essere governata nell'interesse pubblico, tutelando il territorio, il suolo agricolo e le comunità locali. Le energie rinnovabili sono indispensabili. Ma non basta cambiare la fonte dell'energia: conta anche come, dove e nell'interesse di chi la produciamo.
La sfida non è scegliere tra ambiente e sviluppo, o tra agricoltura e rinnovabili. La sfida è costruire un modello energetico che metta al primo posto l'interesse collettivo: utilizzare prioritariamente tetti di edifici pubblici e privati, capannoni industriali, aree dismesse e superfici già impermeabilizzate, limitando il più possibile la trasformazione del suolo agricolo.
Per questo chiederemo che il confronto sul PUG diventi l'occasione per definire criteri chiari e condivisi sulla localizzazione degli impianti da fonti rinnovabili, privilegiando le superfici già urbanizzate e limitando il consumo di suolo agricolo.
Nel corso dell'iter autorizzativo dell'impianto 'Casetta' il Consiglio Comunale di Finale Emilia aveva votato contro la variante urbanistica necessaria alle opere di connessione dell'impianto.
Foto di archivio di impianto agrivoltaico



