vorrei raccontare la mia situazione personale, che ritengo possa essere accomunabile a migliaia di altre situazioni di italiani. Chiedo gentilmente di evitare strumentalizzazioni inopportune e utilizzare la mia dichiarazione spontanea con il buon senso del padre di famiglia.
Abito a Nonantola, 43 anni, sono marito e padre di due bambini, 7 e 11 anni.
Nell'anno 2002 ho contratto una malattia della pelle autoimmune. Non si tratta di malattia grave e invalidante ma in ogni caso piuttosto fastidiosa, che alterna periodi di latenza a periodi di rush epidermici incontrollabili. Nei primi anni di cure con un paio di dermatologi (e più) ho seguito cure di immunosoppressori per arrivare alla conclusione (dopo 15 anni) che la mia malattia è incurabile, posso solo 'tenerla a bada' nei momenti critici con un bombardamento di cortisonici.
Passato recente: a gennaio 2021 contraggo il Covid. La 'non cura' che ormai tutti conosciamo come un mantra è stata paracetamolo (che non ho assunto) e 'vigile attesa' (cioè osservare il soffitto di casa per 21 giorni con il telefono in mano impostato sul 118). Fine del programma di cure. Per me è stata solo un'influenza, fortunatamente neanche grave a dir la verità rispetto ad altri, che però mi ha comportato strascichi per i due mesi successivi (al che, da non medico, penso: se mi prendo una qualsiasi influenza e non mi curo, mi sembra ovvio che la convalescenza possa dilatarsi nel tempo). Il 2 febbraio vengo dichiarato guarito.
Sono donatore AVIS da diversi anni, quando hanno scoperto la mia positività si sono dimostrati molto disponibili alla mia donazione, ritenendo che fosse importante ricevere plasma iperimmune utile per salvare potenzialmente delle vite. Così ho continuato la mia buona abitudine di donare sangue.
Inizio luglio 2021, mi viene rilasciato il Green Pass, che ha una durata di 6 mesi dal primo tampone positivo, infatti scade a metà Luglio. Quindi, dal rilascio alla scadenza ha una durata di 15 giorni, sembra una beffa. Successivamente vengo martellato di Ssm e telefonate dall'Asl per informarmi gentilmente che 'con una sola dose di vaccino posso ottenere il Green Pass'.
Vista la mia situazione di salute personale, vista la poca chiarezza informativa sugli effetti avversi alla vaccinazione sperimentale decido di attendere un periodo di tempo utile a comprendere meglio se ha un senso esporsi al rischio o meno, considerando che il Covid l'ho già avuto.
Agosto, poi settembre, la situazione sociale degenera.
Qui inizia il cortocircuito.
Diverse fonti autorevoli affermano che gli anticorpi naturali hanno una durata nell'organismo almeno pari a quelli da vaccino se non addirittura una durata superiore. Qualcuno afferma addirittura che la memoria del nostro sistema immunitario immagazzina i dati per riutilizzarli anche a distanza di anni.
Il Green Pass da guarito ha una durata di 6 mesi (senza nessun tipo di verifica successiva alla malattia, né per accertarmi sulla mia salute, che ritengo una grave mancanza del sistema sanitario verso i malati e nemmeno per controllare se realmente ho sviluppato anticorpi utili alla scienza per combattere il virus). Il Green Pass da vaccinato ha una durata di 12 mesi (dodici) pur avendo ormai appurato che il vaccino sperimentale è ampiamente inefficace già dopo pochi mesi dalla seconda inoculazione (fonte dichiarazioni premier Israele ndr).
Non mi soffermo sul discorso scientifico di cui non sono un esperto e soprattutto non entrerò nel
Ora, da persona sana, senza fare un tampone invasivo 'calmierato' a 15 euro, non posso entrare in un museo come in un qualsiasi altro luogo di cultura, così come non posso entrare in un qualsiasi locale e sedermi anche solo per una bevanda e riposarmi 10 minuti, non posso portare mio figlio in biblioteca per un libro (cosa che ci manca tantissimo), non posso entrare a scuola per accompagnarlo o riprenderlo in caso di necessità, non posso prendere un treno, frequentare palestre, piscine, cinema... senza dover dimostrare al mondo (e con soli 15 euro) di essere sano tutte le volte.
Dal 15 ottobre non potrò più presentarmi sul luogo di lavoro senza aver prima effettuato un tampone (a soli 15 euro) ogni 48 ore per dimostrare al mondo che i miei anticorpi sono lì, a proteggermi, forse più e meglio di qualsiasi vaccinato. La realtà in certi casi supera anche l'immaginazione più florida, purtroppo in senso negativo (termine ormai abusato).
Cronaca di un uomo qualunque.
Grazie per l'attenzione,
F.M.
Non possiamo che ringraziare per questa lettera e per questa testimonianza. Parole che sottolineano ancora una volta (se mai ce ne fosse bisogno) i paradossi di una norma, quella sul Green Pass, che - in ogni caso - non rappresenta uno strumento di sanità pubblica (come specificato più volte dagli stessi virologi). La lettera è ovviamente firmata, ma la Redazione de La Pressa ha preferito pubblicare solo le iniziali d'accordo con l'autore.
La Redazione


