San Geminiano: l'omelia del Vescovo in un Duomo gremito
MIRANDOLA CARLO BASSOLI SINDACO
Udicon
La Pressa redazione@lapressa.it Notizie su Modena e Provincia
Logo LaPressa.it
Facebook Twitter Youtube Linkedin Instagram Telegram
MIRANDOLA CARLO BASSOLI SINDACO
articoliSocieta'

San Geminiano: l'omelia del Vescovo in un Duomo gremito

La Pressa
Logo LaPressa.it

'Ispiriamoci al Santo per essere 'operatori di pace. La pandemia ci ha insegnato che ogni cosa e connessa, eppure viviamo in un mondo disconnesso'. L'appello ai rappresentanti delle istituzioni ad agire per il bene comune. Il testo


San Geminiano: l'omelia del Vescovo in un Duomo gremito
Paypal
Da anni Lapressa.it offre una informazione libera e indipendente ai suoi lettori senza nessun tipo di contributo pubblico. La pubblicità dei privati copre parte dei costi, ma non è sufficiente. Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge, e ci segue, di darci, se crede, un contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di modenesi ed emiliano-romagnoli che ci leggono quotidianamente, è fondamentale.

Ecco il testo dell’Omelia dell’arcivescovo Erio Castellucci pronunciata questa mattina durante la Solenne Celebrazione Eucaristica delle 11 in Duomo a Modena.

Tutti si sentano benvenuti in questa casa, che non è solo del grande Geminiano ma di tutti i modenesi, in questa Solennità che rappresenta l’occasione più alta nell’anno per rafforzare la collaborazione tra tutte le istituzioni operanti per il bene comune, in un’alleanza che rafforza nei cittadini la fiducia e nelle autorità il senso del servizio.
“Tutto è connesso”, continua a ripetere papa Francesco, e ne fa quasi un ritornello nelle sue grandi encicliche, dalla Laudato si’ alla Fratelli tutti. Esiste un legame fra gli esseri viventi, un filo che unisce tra loro ogni persona e ogni popolo, ogni creatura terrena e celeste, ogni avvenimento nella storia e nel mondo.

“Tutto è connesso”: nessuno può vivere in una campana di vetro, dentro una tana protetta: è bastato un virus microscopico, in questi ultimi anni, per convincere l’umanità – se ce ne fosse stato bisogno – dell’interconnessione di tutti e di tutto. Ciascuno di noi è un intreccio di fili, di relazioni: nel nostro corpo, nella nostra mente e nella nostra anima sono incise tutte le connessioni possibili. Il corpo è una rete fittissima fatta di elementi materiali: atomi, molecole, cellule e organi; la mente è una rete fittissima fatta di ricordi, affetti, intuizioni, ragionamenti e decisioni; l’anima è una rete fittissima fatta di domande di senso, orizzonti che superano il visibile, inquietudini che cercano Dio.

“Tutto è connesso”: materia, intelletto, spirito. Eppure mai come oggi, dobbiamo confessarlo, abbiamo l’impressione contraria, che tutto sia sconnesso.

Le crisi che stiamo attraversando, addensate l’una sull’altra in un groviglio inestricabile, sembrano proprio dirci che “tutto è sconnesso”. Le decine di guerre in corso, tra le quali l’ultima, sciagurata, dovuta all’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione russa, ma anche le guerre nello Yemen e nella Siria, in Etiopia e in Congo, che hanno causato centinaia di migliaia di morti, con il loro corredo di feriti, distruzioni e malattie, continuano a sconnettere tra loro gli esseri umani, le fedi e i popoli, squilibrando continuamente le relazioni internazionali; lo sfruttamento e l’inquinamento sconsiderato del pianeta non fa che aggravare la crisi economica, particolarmente acuta nell’ultimo quindicennio anche a causa di una finanzia spregiudicata che prescinde dall’economia reale; guerre, desertificazione, terrorismo e dittature aumentano il numero dei profughi, alla ricerca di condizioni pacifiche e vivibili per se stessi e per le loro famiglie; e la povertà, compresa la fame e la sete, accresce la massa delle persone malate, le quali a loro volta aggravano i bilanci degli Stati. Le grandi crisi del XXI secolo, insomma, sono intrecciate tra di loro: crisi economica, migratoria, ambientale, sanitaria, bellica: ma è un intreccio che, anziché unire, sconnette gli esseri umani.

Di fronte a questa situazione prende un senso di scoraggiamento. Possibile che non impariamo nulla dalla storia? Possibile che ogni generazione debba sempre ricominciare da capo, quasi che le esperienze passate siano state messe in archivio? Non è possibile. Grazie a Dio, moltissime persone, gruppi, organismi e istituzioni reagiscono a questa sconnessione universale che condurrebbe all’autodistruzione dell’umanità e di tutte le forme viventi. Come reagiscono? Assumendo, spesso senza saperlo – parlo di persone di ogni cultura e religione – lo stile incarnato da Gesù: uno stile che unisce ciascuno al tutto. Nel Vangelo appena proclamato ritorna per cinque volte l’aggettivo “ogni”, che racchiude in una sola parola l’attenzione all’intero, “tutto”, e al singolo, “ciascuno”. “Gesù percorreva tutte le città e i villaggi”, dice Matteo: e significa tutte e ciascuna; lo stesso termine ritorna altre quattro volte, tradotto con “ogni”: lui in persona guariva “ogni malattia e ogni infermità” e diede anche ai discepoli il potere di guarire “ogni malattia e ogni infermità”. Il Signore non contrappone il “tutto” al “ciascuno”, ma per lui “ogni” persona è connessa al “tutto”. Il suo stile è proprio quello di connettere ciascuno e tutto.

Nel corso della storia, i sistemi sociali e politici non hanno sempre evitato il rischio di ondeggiare tra un’ideologia che fa leva sul singolo a scapito del bene comune, favorendo l’individualismo, e un’ideologia che fa leva sul tutto a scapito del singolo, favorendo il collettivismo. L’individualismo porta alla legge della giungla, dove il più potente, il più ricco o il più spregiudicato finisce per sopraffare chi possiede meno risorse e si trova ai margini della società. Il collettivismo porta alla legge dello zoo, dove si spegne l’iniziativa personale, si entra in una convivenza forzata e compressa dalla ragion di Stato, spesso fissata dal dittatore di turno. I sistemi individualisti esaltano una libertà selvaggia a scapito della giustizia sociale; quelli collettivisti esaltano una giustizia egualitaria e imposta a scapito della libertà personale. Pare insomma che sia proprio difficile integrare il “ciascuno” e il “tutto” e arrivare all’”ogni” testimoniato da Gesù.

Libertà e uguaglianza, oggi è sempre più chiaro, necessitano anche della terza sorella: la fraternità. La cosiddetta triade della rivoluzione francese, che affonda le radici sia nell’antica Grecia sia nel cristianesimo, va presa tutta insieme, se si vuole assicurare una pace vera. La libertà senza le altre due scade nell’arbitrio del più forte, l’eguaglianza senza le altre due scade nella gabbia della tirannia; la fraternità senza le altre due scade in un vago e inefficace sentimentalismo. Gesù interpreta, come pochi altri nella storia, l’interconnessione di questi grandi valori. Gesù predica una verità che libera (cf. Gv 8,32), combattendo il peccato che rende schiavi; lotta e muore per una giustizia che assicuri a ciascuno e a tutti la possibilità di una vita degna, a cominciare dalle persone svantaggiate. Considera fratelli e sorelle tutti coloro che incontra, sentendo “compassione” – come dice il Vangelo di oggi – per le folle stanche e sfinite.

San Geminiano è la festa dei cittadini, non solo cristiani, e la festa delle istituzioni. Nel nostro patrono si concentrano i tratti del pastore di cui parla il Vangelo: l’annuncio liberante del regno di Dio, l’impegno contro le ingiustizie e il male, la costruzione di legami fraterni e di pace. Il pastore Geminiano ispira non solo il suo successore di turno, ma anche tutti coloro che rivestono compiti di responsabilità nella città. Il filosofo greco Platone, nella Repubblica, utilizza l’immagine del pastore per chiunque riveste autorità di governo (cf. De Rep. IV,440d e Polit. 271e). Una delle fatiche più grandi, per chi dunque ha il mandato di esercitare l’autorità pastorale nelle istituzioni, è quella di connettere “tutti” e “ciascuno”. Spesso chi guida le comunità sociali, politiche e religiose, deve far fronte a tendenze individualiste, che guardano solo al perimetro dei propri piedi, dimenticando il bene comune; e talvolta queste tendenze, pur esprimendo esigenze autentiche, sono incapaci di pensarsi “connesse” agli altri e rivendicano la loro parziale verità, facendo circolare opinioni tendenziose. Chi ha la responsabilità della comunità, di qualsiasi comunità, sente il dovere di mantenere le “connessioni”, cercando di dosare il bene individuale di singoli e gruppi con il bene comune. Incoraggiano le tante, davvero tante, persone che ogni giorno compiono il loro dovere, si impegnano e si spendono per costruire una convivenza più bella e più giusta, creando “connessioni” profonde nella società e nella Chiesa. Fanno meno rumore di chi vuole “sconnettere”, ma lavorano in profondità: sono gli “operatori di pace”.

Redazione Pressa
Redazione Pressa

La Pressa è un quotidiano on-line indipendente fondato da Cinzia Franchini, Gianni Galeotti e Giuseppe Leonelli. Propone approfondimenti, inchieste e commenti sulla situazione politica, ..   Continua >>


 
 
 
 

Udicon
Articoli Correlati
Duomo, da Patti Smith a San Geminiano: perchè tale commistione?
Lettere al Direttore
01 Febbraio 2024 - 07:13
San Geminiano, il vescovo che protegge Modena
Il Santo del giorno
31 Gennaio 2024 - 06:36

CISL Emilia Centrale
Societa' - Articoli Recenti
Lo spettacolo del Po in golena
La piena è ormai arrivata al mare e in queste ore ha attraversato il tratto veneto in ..
19 Maggio 2024 - 14:53
Dopo il disastro di Nonantola, studio Unimore per prevedere alluvioni
'Riusciremo per esempio a preannunciare quali case saranno allagate e quali rimarranno ..
18 Maggio 2024 - 12:12
E' morto il giornalista Franco Di Mare: un mese fa sua denuncia in tv
Un mese fa disse: 'Da inviato di guerra ho respirato amianto: sono sereno e non mollo, ma da..
17 Maggio 2024 - 18:01
Una nuova strategia per l'Italia: domani Carlo Pelanda a Modena
Il libro del noto politologo ed economista sollecita una strategia per l’Italia dove ..
17 Maggio 2024 - 17:45
Societa' - Articoli più letti
Reazioni avverse e morti: confronto Astrazeneca, Pfizer, J&J e Moderna
I morti sono stati sinora 223, 27 eventi gravi ogni 100.000 dosi. Nel periodo considerato ..
31 Maggio 2021 - 13:40
Tragedia a Bastiglia, muore a 16 anni. Ieri aveva fatto la seconda dose di Pfizer
Il padre: 'Non credo il vaccino abbia influito. In ogni caso non mi importa il motivo, farei..
09 Settembre 2021 - 20:11
Il sindacato dei carabinieri: 'Green pass legge inaccettabile'
'Al carabiniere non vaccinato è vietato mangiare in mensa con i vaccinati, però può ..
03 Ottobre 2021 - 23:39
'Trombosi cerebrale dopo la seconda dose. E ora sono anche positiva'
La storia di una ragazza 24enne residente nel milanese. Si chiama Valentina Affinito e vive ..
11 Febbraio 2022 - 14:24