A illustrare il senso profondo del festival in una conferenza stampa circolare ovvero con i giovani che hanno partecipato alla creazione, in cerchio all'interno della sala Lodolà, è Ciro Ludovico della Caritas Diocesana. Ciro spiega come OLTRE sia stato pensato per valorizzare la partecipazione giovanile e rigenerare uno spazio urbano spesso associato a narrazioni di disagio. 'Promuovere e valorizzare la partecipazione che già a Modena è tanto attiva rispetto al prendersi cura del bene comune' è, secondo Ludovico, il primo obiettivo dell’iniziativa. Il secondo riguarda il territorio: 'portare cultura e partecipazione in un luogo della città spesso individuato come spazio di disagio, spazio di violenza, per offrire alla cittadinanza un’occasione per andare oltre, andare oltre lo sguardo e la narrazione che è più diffusa rispetto a questo quartiere'.
Ludovico insiste anche sulla natura corale della regia del festival: 'Non è il festival della Caritas diocesana ma è il festival della città', costruito insieme al Centro Servizi per il Volontariato, al Forum Terzo Settore e al Comune di Modena. La stessa conferenza stampa di presentazione è stata pensata come spazio circolare, senza interventi predefiniti, per permettere ai partecipanti del percorso di coprogettazione di restituire la propria esperienza e le aspettative sul futuro del festival e della partecipazione giovanile in città.

Il tema dell’ascolto è al centro anche dell’intervento dell’arcivescovo di Modena-Nonantola, Erio Castellucci, che richiama le parole del Papa rivolte agli studenti italiani: 'Non addomesticate le domande dei giovani». Castellucci sottolinea come spesso gli adulti si concentrino su ciò che devono dire ai giovani, mentre la vera sfida è «chiederci come ascoltare i giovani, che non hanno sempre solo un linguaggio verbale ma tanti linguaggi: creativo, musicale, artistico, il linguaggio del corpo, del silenzio, della sofferenza, della speranza». Il festival, afferma, diventa così «un momento di palestra nel quale cerchiamo di allenarci ad un vero ascolto, non addomesticato'.
Il cavalcaviaferrovia Mazzoni un ponte che unisce
Il nome OLTRE non è un semplice slogan, ma un riferimento diretto al Cavalcavia della Sacca, prolungamento di Corso Vittorio Emanuele II inaugurato nel 1938 per superare la barriera ferroviaria e collegare il centro ai quartieri Crocetta e Sacca.
Il festival si propone di rendere visibile l’impegno quotidiano di centinaia di ragazzi e ragazze che interpretano il volontariato come costruzione di sé e del mondo, mostrando alla città che la voce delle nuove generazioni ha un peso reale nella comunità. Allo stesso tempo, intende invitare la cittadinanza a vivere direttamente il Parco XXII Aprile, superando percezioni stereotipate e restituendo complessità a uno spazio che pulsa di vita grazie anche al lavoro delle realtà associative della rassegna “Vivi il Parco XXII Aprile”.
La prima serata, giovedì 10 settembre, sarà dedicata al volontariato come “cantiere dell’Io”, un’esperienza formativa che permette di costruire la propria identità mentre si contribuisce a costruire il mondo.



