Se questo appare paradossale per i luoghi privati, bar e ristoranti al chiuso (su La Pressa ce ne eravamo occupati nei giorni scorsi), appare tantopiù tale se si parla di luoghi pubblici. Eppure, a meno di smentita, è così. A domanda il Comune di Modena, tramite il suo ufficio stampa, risponde: 'In merito alla vostra richiesta relativa a informazioni sul possesso del Green Pass da parte di figure per le quali l'attuale normativa non prevede, al momento, verifica da parte dell'ente locale o dei soggetti gestori di quei luoghi, la risposta non può che essere che il Comune di Modena non ha titolo per richiedere e diffondere questo tipo di informazioni'.
La risposta si rifà alla normativa nazionale che non prevede alcuna verifica sugli operatori di quei luoghi, e alla quale l'ente locale si adegua, ma ciò non significa che il problema rimane. Anzi, il problema, dopo tale risposta, appare ancora più evidente. Per tutti, vaccinati e non vaccinati, con o senza green pass. Un problema, nell'applicazione dello strumento, che oltre ad un risvolto giuridico, influisce direttamente anche sul presupposto (giusto o sbagliato, efficace o non efficace, che lo si ritenga), della tutela della salute pubblica.
Cade il presupposto stesso del Green Pass, se chi pur dotato di mascherina, controlla il mio Green Pass, non ce l'ha a sua volta. E si afferma una profonda discriminazione sul piano dell'obbligo stesso, nel momento in cui si affida a lui/lei, senza green pass, il diritto/potere di controllare i green pass degli altri e consentirne o meno l'accesso, negando contestualmente non solo agli utenti/clienti con green pass, ma anche al Comune che nella figura del sindaco ha la responsabilità della tutela della salute pubblica, di verificarne il possesso, a garanzia di tutti. Si tratta di un vulnus che va ben al di là dello sterile e strumentale dibattito tra no e si vax e che sarebbe necessario, in tempi brevi, anche prima della scadenza del Decreto, risolvere.
Gi.Ga.

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