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Modena, il cricket in pieno centro

Modena, il cricket in pieno centro

Molti cittadini li avranno visti giocare nei parchi o in strade asfaltate (per far rimbalzare la palla) spesso anche in piena notte durante l’estate


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Vogliamo proporre un gioco al lettore. Se dovesse passare per Modena, si consiglia di andare al Parco Novi Sad, vicino al quartiere Pomposa. Si chiede di ignorare temporaneamente le steli funebri e la vecchia Via Emilia di epoca romana, ma, al contrario, di andare al Dipartimento di Economia Marco Biagi, l’edificio bianco per i diversamente modenesi, e mettersi di fronte all’arco centrale, guardando il parco. Se a questo punto ci si dovesse girare a destra, si noterebbe nella fila di finestre in basso, all’altezza della seconda finestra, un disegno strano. È stato fatto con un pennarello nero e in apparenza sembra il tag di un graffitaro, ma non è così. Quelli sono dei bastoni del cricket.

Dobbiamo fare un po’ di storia dello sport. Cos’è il cricket? Come molti degli sport moderni, calcio e rugby compresi, nasce in Inghilterra. Si gioca in un campo simile a quello di baseball, con un battitore e un lanciatore e due squadre da 11 giocatori che si scambiano ruolo, dove vince quella che fa più punti (o run). La differenza sta nel fatto che la palla va lanciata facendola rimbalzare su una pedana per colpire dei bastoni (wicket) e il battitore può restare in campo finché non viene eliminato o ha fatto 6 lanci (overs).
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Il battitore ottiene un 1 punto (o run) se colpisce la palla o il lanciatore lancia troppo avanti la palla o non la lancia sul giocatore, 4 se la palla colpisce il bordo del campo e 6 se va tra il pubblico. E’ uno sport estremamente complicato, con addirittura 6 modi classici per l’eliminazione (per la cronaca sono bowled out, stumped out, leg before wicket, caught out, run out, hit wicket/accidental out).

Secondo il manuale “Cricket”, scritto per la Royal Navy in collaborazione con la National Cricket Association, il futuro re Edoardo III avrebbe giocato ad un certo creag già nel 1300 molto simile al cricket, mentre le regole invece sarebbero state stampate già nel 1744. Per dare una prospettiva, la loro pubblicazione precede di un secolo sia le regole del calcio (1863), del rugby (1871), del basket (1892) e della pallavolo (1895). Insomma, è forse uno degli sport più antichi al mondo.

Proprio come altri sport, quali calcio e rugby, fiorì nei College inglesi come strumento di educazione e si cominciò a diffondere a macchia d'olio con i lavoratori inglesi.  Grazie all’impero più grande della storia e ai suoi ufficiali, l’Inghilterra esportò questo sport all’estero, tanto da diventare un simbolo della Gran Bretagna come il tè e la Famiglia Reale.
Infatti, molte squadre di calcio nacquero anche come Cricket Club, come Milan e Genoa in Italia. Era tendenzialmente uno sport giocato dalle élite inglesi e gallesi e per questo altri sport presero il sopravvento nel grande pubblico (vedi il calcio e il rugby) e, se in Sud Africa o Australia restò parte delle élite britanniche, in India le cose andarono diversamente.

Forse per la necessità di controllare un territorio così grande con pochi ufficiali coloniali, gli inglesi veicolarono la diffusione dello sport tra l’aristocrazia indiana per “educarla” nel proprio sistema di potere. Fu così che la popolazione locale si appassionò allo sport, anche per dimostrare la propria superiorità rispetto al colonizzatore inglese. Fu così che, come successo in Australia e nei Caraibi, dopo l'indipendenza dall’Inghilterra, il cricket divenne completamente interconnesso col popolo indiano, pakistano, bengalese, singalese e afgano. Ciò permise nel 2008 la formazione dell’Indian Premier League con già un guadagno di 1 miliardo di dollari di fatturato nel suo primo anno. Così è diventato talmente importante, che ancora oggi è usato come strumento diplomatico da India e Pakistan per alzare o ridurre la tensione tra di loro (cricket diplomacy).

Questo ci riporta all’origine.
Che ci fanno dei wicket, dei bastoni del cricket, disegnati sotto una finestra? Perché dei ragazzi lì ci giocano. Molti cittadini li avranno visti giocare nei parchi o in strade asfaltate (per far rimbalzare la palla) spesso anche in piena notte durante l’estate. Sono i figli o i fratelli del pakistano o bangladino di fiducia o i figli e nipoti dei sikh che lavorano nelle nostre stalle e permettono al nostro Parmigiano Reggiano di essere prodotto.

Forse il lettore li avrà visti, una o due volte, per poi andare avanti e dimenticarselo. Ora, se gli dovesse capitare, si consiglia di restare a dare un occhiata e, conoscendo perché lo giocano, vedere questo magnifico sport svolgersi, anche solo per un istante.

Alberto Avallone
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