Città blindata, barriera intorno al centro storico
Dalla mattina per la sosta e sin dal primo pomeriggio, con il ritrovo al Parco Novi Sad e la partenza del corteo alle 15:00, la circolazione in città è stata bloccata e fortemente limitata, soprattutto lungo i viali centrali, da via Monte Kosica a piazzale Risorgimento, fino a via Emilia Ovest e al Parco Ferrari, dove Il corteo è approdato intorno alle ore 19 per concentrarsi e prendere la forma de nel rave fino a tarda sera.Strade chiuse, traffico deviato, parcheggi indisponibili e l’accesso al centro storico fortemente penalizzato, proprio nel giorno clou della manifestazione enogastronomica “La Bonissima”.
Un contesto che ha generato malumori tra i cittadini, molti dei quali – pur non mettendo in discussione il diritto a manifestare – hanno espresso perplessità sulla scelta del percorso, considerato da molti “il più impattante possibile” in un sabato pomeriggio.
“Non si capisce perché far passare un corteo così invasivo proprio nei viali che circondano il centro, quando la destinazione finale era il Parco Ferrari. C’erano alternative, come farlo passare a ovest della città”, commenta una residente dell'area dell'ex manifattura.
Festa, musica, consumo libero di hashish, vendita abusiva e consumo di alcolici in vetro
Il corteo ha visto la partecipazione di 14 camion a passo d'uomo, spesso fermi, allestiti con potenti impianti audio funzionali a DJ set, alimentati da grandi generatori a benzina e diesel, che in una città dove anche gli euro 5 sono obbligati a rimanere in garage appare una contraddizione, accompagnati da un flusso costante di giovani provenienti da fuori provincia e regione. Molti arrivati in treno. Fumo e alcol a volontà consumato in strada.Presenti anche i servizi dell’AUSL, con un furgone punto mobile per la distribuzione gratuita di acqua e preservativi, come parte del supporto sanitario minimo. Vediamo il furgone dell'Unità di strada con una persona in difficoltà, sdraiata all'interno.
Impatto ambientale e costi sociali
Nonostante gli intenti pacifici e l’assenza di incidenti, resta forte la critica per l’impatto ambientale dell’iniziativa: quattordici camion di medie e grandi dimensioni a passo che impiegava fino a tre generatori diesel o a benzina, con conseguente inquinamento dell’aria e inquinamento acustico costante per ore. A questo si aggiungono i costi sociali legati all’enorme presenza di forze di polizia mobilitate per garantire sicurezza e presidiare il percorso, olitre a mezzi e personale del Comune, della Polizia Locale, pulizia straordinaria Hera, unità di strada Ausl, mezzi di soccorso e il danno comunque fatto alle attività dell'intera zona della cintura test del centro storico e dei viali a nord e a sud della via Emilia, questi ultimi evitabili con un altro percorso meno centrale.Tra musica e protesta, il messaggio (quasi) perso
Lo slogan della giornata – “Metti giù le armi” – mirava a lanciare un messaggio contro la militarizzazione e a favore della pace. Tuttavia, tra i partecipanti, il tema politico sembrava marginale: molti giovani hanno dichiarato di partecipare per divertimento, musica e socialità, per una giornata di evasione. Una evasione normalizzata nel percorso definito, dall'assenza di messaggi, compresi quelli che dovevano o volevano motivare l'evento. Più numerosi i cartelli in cui si promuoveva la vendita di birra che quelli pacificisti o antimilitaristi. Se non fosse stato per lo striscione in testa al corteo difficilmente si sarebbe avuto facilmente contezza del senso del corteo. Nessun messaggio vocale da quei diffusori, solo musica.A differenza degli scorsi anni nessun cartello o nessun attacco politico né al governo né alle istituzioni. L'immagine cartonata di Trump e del premier Meloni senza dileggio e senza frasi particolari appare più come quella di un carro allegorico di carnevale.
Una gestione da ripensare
Il punto più discusso, alla fine, resta la gestione del percorso. “Nessuno vuole limitare la libertà di espressione – ha dichiarato un commerciante del centro – ma è assurdo che una manifestazione che ha come meta il Parco Ferrari debba passare per forza attraverso le zone più sensibili e trafficate della città. Percorrendo praticamente l'intero perimetro del centro. Il danno economico e l’impatto sulla vita quotidiana sono stati altissimi e per buona parte sarebbero stati evitabili. Serviva più buon senso”.Gi.Ga.

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