Introdotto dal decreto-legge n. 78 del 2015 e successivamente modificato dal decreto-legge 115 del 2022, il payback è stato concepito come una misura di compartecipazione delle imprese al debito pubblico sanitario. Tuttavia, nella sua forma attuale, ha già creato effetti distorsivi, limitato gravemente ricerca e innovazione da parte delle aziende biomedicali e messo a rischio la stabilità economica delle piccole e medie imprese. Il distretto di Mirandola, uno dei più rilevanti a livello europeo, risulta particolarmente colpito da tale meccanismo, nell’ambito di un comparto che in Emilia-Romagna vanta oltre 500 aziende e 14.000 lavoratori coinvolti.
'Non possiamo scaricare i costi della Sanità universalistica su imprese che garantiscono i dispositivi e macchinari medici di qualità, – ha dichiarato il consigliere intervenendo Pd Maria Costi in aula – nel tempo questa misura ha prodotto effetti nocivi e sottratto risorse alle PMI che oggi rischiano di dover licenziare, non a caso – rileva - tante hanno fatto ricorso alla giustizia amministrativa e sono ancora in attesa della sentenza in merito da parte del TAR del Lazio, in vista di un sistema più equo che ne preservi il know-how e la stabilità produttiva'.
Per arrivare ad una soluzione strutturale 'serve collaborazione, non distinguo politici e occorre che le Regioni siano messe nella condizione di acquisire dispositivi senza penalizzare i fornitori' - ha sottolineato Costi, ribadendo che la Regione Emilia-Romagna si è attivata per tempo e non soltanto prorogando a fine 2025 la scadenza dei pagamenti e istituendo un tavolo permanente con il settore, ma sollevando la questione direttamente al Governo e nella Conferenza delle Regioni per una pressione unitaria verso l’abolizione del payback.
'Ci auguriamo che l’approvazione di questo atto di indirizzo aiuti un lavoro congiunto per la sostenibilità del servizio sanitario accanto alla salvaguardia delle imprese del biomedicale',



