Lo studio, dal titolo 'Factors Associated with SARS-CoV-2 Infection Risk among Healthcare Workers of an Italian University Hospital', è stato recentemente pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Healthcare (open access, citata sui principali database, Impact Factor 2.6) ed è frutto della collaborazione tra la Sorveglianza Sanitaria dell’AOU di Modena, la Cattedra di Medicina del Lavoro e la Cattedra di Igiene e Medicina Preventiva dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
“Questo lavoro – spiega la dottoressa Loretta Casolari, responsabile della Sorveglianza Sanitaria e Promozione della salute dei lavoratori dell'AOU di Modena -, che analizza in modo retrospettivo i dati raccolti nell’ambito delle nostre attività, ci dà un’idea di quanto la pandemia abbia colpito direttamente i nostri operatori, che quotidianamente lottano contro il virus”.
Prosegue la dottoressa Casolari: “Durante gli undici mesi di osservazione, 765 lavoratori sono risultati positivi ad almeno un tampone: vale a dire, il 13% degli operatori dell'AOU di Modena è stato infettato da SARS-CoV-2 dal 1° marzo 2020 al 31 gennaio 2021. Il tasso di infezione sale a 13,8% se si considera solo il personale sanitario. Per fare un confronto, in tutta Italia sono stati diagnosticati circa 145.000 casi di Covid-19 tra gli operatori sanitari, su una popolazione di 1,3 milioni (dati Eurostat) ossia circa l'11%. Questa leggera differenza può essere spiegata considerando che, soprattutto durante le prime fasi della pandemia, la regione Emilia??Romagna – così come il resto del Nord Italia – è stata una delle aree più colpite dal Covid-19. Nello stesso periodo, l'incidenza cumulativa nella popolazione generale della provincia di Modena è stata del 5,4%”.
Nello studio è stata ricercata una possibile associazione tra diverse varabili, sia individuali sia lavorative, con il rischio di contrarre il SARS-CoV-2. Tra i fattori considerati spiccano il sesso e l’età, l’indice di massa corporea (BMI), il fumo di sigaretta, la presenza di malattie croniche, e anche il ruolo lavorativo e il lavoro notturno.
“Dall’analisi è emerso che un aumento dell’indice di massa corporea è un fattore di rischio per ammalarsi di COVID-19”, precisa la dottoressa Casolari.
Nella foto: Le dottoresse Elena della Vecchia, Francesca Glieca, Chiara Borghi e Giorgia Rossi.


