Lo sciopero nasce dal licenziamento di un corriere dipendente della Mov.Ing. srl, azienda in appalto presso la filiale modenese della multinazionale. L’uomo, dopo 17 anni di servizio in mansioni considerate usuranti, stando a quanto raccontato dai referenti sindacali, avrebbe ricevuto una 'diagnosi di parziale inabilità certificata da più referti medici'. Secondo il sindacato, questa condizione avrebbe portato alla sua esclusione dal lavoro. Situazioni analoghe, afferma il Si Cobas, si starebbero verificando anche in altre sedi FedEx: a Bologna quattro lavoratori sarebbero stati sospesi senza stipendio per motivi simili.
In una nota il Si Cobas denuncia un clima di crescente pressione nei confronti dei lavoratori in sciopero. Il sindacato sostiene che prefettura e questura avrebbero garantito 'il massimo supporto alla multinazionale statunitense', autorizzando interventi continui delle forze dell’ordine per rimuovere i picchetti.
Secondo il comunicato, negli ultimi tre giorni polizia, carabinieri, Digos, antiterrorismo e reparti mobili sarebbero intervenuti più volte per sgomberare i manifestanti. Il sindacato parla di “metodi brutali”, riferendo di un operaio finito in ospedale e di altri lavoratori colpiti o immobilizzati a terra durante le operazioni di allontanamento.
FedEx, al momento, non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche sugli episodi segnalati né sulle contestazioni relative ai licenziamenti e alle sospensioni.
La protesta modenese si è rapidamente allargata ad altri hub logistici della rete FedEx. Il Si Cobas ha proclamato lo sciopero dell’intera filiera nazionale e, secondo quanto riferito dal sindacato, gli impianti di Bologna, Firenze e Torino risultano fermi in segno di solidarietà con i lavoratori coinvolti.


