Sempre più difficile arrestare e mandare in carcere per reati collegati allo spaccio, e sempre più frequente vedere soggetti che dopo essere stati condannati e carcerati escono subito dal carcere e si trovano sulle medesime strade dello spaccio. La conferma di una consapevolezza ormai diffusa tra i cittadini che denunciano lo spaccio dilagante pur a fronte dell'intensa attività delle forze di Polizia, arriva da chi ogni giorno è impegnato nelle operazioni di controllo e anti-spaccio nelle aree cittadine più colpite dal problema. E' il Siulp, Sindacato unitario lavoratori di Polizia, per voce del suo segreterio provinciale Roberto Butelli, che evidenzia il problema legato sia alla normativa che consente scarcerazioni praticamente immediate per questo genere di reato sia alle disposizioni della Corte di Cassazione che ha recentemente stabilito i quantitativi di droga che vengono considerati “modica quantità per uso personale”: 150 gr. per la cocaina; 107,71 gr. per l’eroina; 246 gr per la marijuana; 386,93 gr per l’hashish.
Limiti importanti che da un lato rendono ancora più significicativi i dati degli arresti sempre molto elevati a Modena, con cadenza di fatto quotidiana, messi a segno nelle aree a rischio ma che dall'altro frenano sia la possibilità di arrestare sia la possibilità di incarcerare.
'Di fronte a tali limiti - afferma e chiede Roberto Butelli, Segretario provinciale Siulp - com’è possibile arrestare e incarcerare con semplici controlli, oppure con un’attività di indagine basilare?'.
'Oltre al meccanismo alquanto complesso che rende quasi impuniti gli spacciatori da strada - sottolinea il Siulp - vi è un’altra considerazione da fare, scomoda per chi la dovrebbe raccontare e ancora peggio per taluni che la dovrebbero ascoltare: ammassare nella stessa zona urbana decine e decine di soggetti che sono accomunati tra loro per etnia ed attività illecita, rende di fatto quella zona un epicentro di illegalità a cielo aperto. Ecco perché, oltre alle necessarie modifiche


