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Scuola: finita male, ricomincerà ancora peggio?

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E se le scuole fossero aperte per almeno undici mesi all’anno? Gratuitamente. E iniziare le lezioni il primo settembre cercando di recuperare il tempo perso?


Scuola: finita male, ricomincerà ancora peggio?

Oggi iniziano gli esami di stato dell’anno scolastico più difficile dal dopoguerra. Gli ultimi mesi sono stati tormentati a causa del Covid 19 con lezioni a distanza che hanno aumentato ulteriormente le differenze sociali tra chi aveva o meno i mezzi tecnologici, ma soprattutto per i più piccoli, le famiglie in grado di assisterli. Il finale, se si può, è stato ancora peggiore con gli appelli a celebrare l’ultimo giorno di scuola che rimbalzavano tra vice ministri e sindaci; personalmente, visto quello che negli ultimi anni accadeva in quel giorno, sarei per l‘abolizione per legge dell’ultimo giorno di scuola; non abbiamo bisogno di gavettoni, schiume, estintori aperti e devastazioni varie; mi rendo conto che poi il penultimo giorno diventerebbe di fatto l’ultimo, ma nonostante ciò, insisto provocatoriamente per l’abolizione.
E poi uno sciopero degli insegnanti che a scuola nemmeno c’erano; non ho avuto modo di conoscere i dati della partecipazione, ma la sola proclamazione mi è sembrata una barzelletta.

UN INIZIO A SORPRESA

Se la fine è stata difficile, l’inizio si prevede almeno incerto. Sembra che il 14 settembre possa essere il primo giorno di scuola, ma già si ipotizza, pochi giorni dopo, di tenere un turno elettorale.
E poi c’è chi, come Stefano Bonaccini, che auspica l’inizio verso la fine di settembre in modo tale da consentire una stagione turistica più lunga che possa far recuperare una parte di quella persa.
Insomma, la scuola è la solita cenerentola.
Ma iniziare le lezioni il primo settembre cercando di recuperare un po’ di tempo perso, non ci pensa proprio nessuno? Certo che sarebbe un’impresa ciclopica per il molok della scuola, tra trasferimenti, nomine a tempo indeterminato, a tempo determinato, temporanee, assegnazioni provvisorie; ogni anno si replica questo girotondo come un rito un inutile e soprattutto dannoso; mettervi fine non sarebbe una buona cosa? Basta una legge di una riga: per i prossimi tre anni nessuno si muove. Ma vi immaginate le rivolte popolari? Mica quelle del pane; no, quelle del posto vicino a casa; qualcuno si ricorda quando ai tempi di Renzi vennero stabilizzate decine di migliaia di precari che dovevano prendere servizio dove c’erano i posti e non vicino a casa?

LA SCUOLA, LUOGO DI SOCIALIZZAZIONE, EDUCAZIONE, ISTRUZIONE, MA ANCHE SERVIZIO PER LE FAMIGLIE

Spesso, ci si dimentica che la scuola, oltre ai propri compiti istituzionali, svolge, soprattutto per i più piccoli, un fondamentale servizio per le famiglie. Questo è ancor più vero in una società come quella di oggi, dove, spesso, lavorano ambedue i genitori ed i nonni sono lontani.
Ho sempre sostenuto, ancor di più sostengo oggi, che le scuole, pur con modalità ed obblighi diversi, dovrebbero essere aperte tutto l’anno e, se proprio vogliamo, almeno undici mesi. Non sarebbe difficile. Basterebbe che ciascun insegnante prestasse un servizio estivo per non più di cinque/dieci giorni, a turno; quelli dei bambini più piccoli potrebbero svolgere un’attività simile a quella dei centri estivi; quelli degli studenti più grandi potrebbero svolgere corsi di recupero per gli allievi in difficoltà. Pochi giorni, meno di quelli impegnati in luglio dai professori che sono impiegati negli esami di stato. Ovviamente, siccome nessuno fa nulla per nulla, ci potrebbero essere dei corrispettivi sia come incentivi economici che, cosa forse più gradita, come recupero dei giorni durante l’anno per motivi personali o familiari o anche, in parte, come ferie.
Una cosa è certa: basta con i genitori di bambini piccoli che devono diventare matti e pagare un sacco di quattrini per sistemare i loro figli; basta lezioni private.
E non si dica che il problema è il caldo, perché se così fosse, quante altre attività si dovrebbero fermare d’estate, in Italia?
Purtroppo, credo che in un paese come il nostro, in cui ogni corporazione, grande e piccola che sia, resta abbarbicata ai propri “previlegi”, neanche una bomba sociale ed economica come il Covid 19 riuscirà a smuovere nulla. Gli inseganti sono quasi un milione, se contiamo i coniugi, i genitori, i figli e parenti vari, raggiungiamo cifre ragguardevoli; secondo voi, ci sarà mai qualcuno che ci metterà mano?
Peccato, perchè sarebbe stata l’occasione giusta.
Forse si potrebbe incominciare almeno con i nuovi assunti.

LE FABBRICHE DEL NORD CHIEDONO DI LAVORARE IN AGOSTO

Intanto, diversi imprenditori del nord stanno chiedendo ai propri dipendenti di lavorare in agosto per recuperare il tempo perduto; a c’è da credere che, pur di non perdere il posto, molti saranno disposti a farlo.

LA CENERENTOLA D’ITALIA

Per capire come è messa la scuola italiana, vi propongo una rapida scorsa di alcuni nominativi di ministri distinguendo il periodo dal 1946 al 2010 e quello successivo.
Nel primo periodo, troviamo, tra gli altri: Segni, Moro, Spadolini, Bodrato, Falcucci, Galloni, Mattarella, Jervolino, L. Berlinguer, De Mauro.
Nel secondo: Profumo, Carrozza, Giannini, Fedeli, Bussetti, Fieramonti, Azzolina.
Lascio ai lettori ogni considerazione sul loro spessore.
Potrei affermare che tra tutti, negli ultimi decenni, l’unico che ha avuto un progetto serio di riforma della scuola è stato Luigi Berlinguer; infatti, proponeva l’unificazione di elementari e medie in un unico settennio e il termine delle superiori a diciotto anni; impallinato dai suoi e poi cancellato dal centro destra.

UNA POLITICA DEI SINDACATI SCUOLA POCO LUNGIMIRANTE

Sono stato iscritto per quasi tutto il mio periodo lavorativo ad un sindacato della scuola pur non condividendo quasi nulla. Spesso sulla difensiva, appiattiti nella difesa dello status quo. Intanto, i precari diventavano decine e decine di migliaia e il turn over degli inseganti diventava impressionante, tanto da scoraggiare sempre più le classi più agiate a iscrivere i propri figli nelle scuole pubbliche.
E nel il periodo delle vacche grasse tanto diminuivano gli studenti, tanto aumentavano gli insegnanti; con invenzioni tanto fantasiose quanto nefaste, si sono introdotti i “moduli di tre inseganti su due classi”, alle elementari, o l’aumento impressionante di ore alle superiori; alla fine, poi è arrivata la stangata dei tagli e delle “classi pollaio”. A demotivare ulteriormente gli insegnanti più impegnati e seri è poi venuto il prolungamento dell’obbligo fino ai sedici anni senza un serio progetto che offrisse valide alternative a coloro che non volevano proseguire gli studi e che si trovano, spesso, parcheggiati nei primi anni degli istituti superiori.
Ora quel che più conta è ridare dignità e riconoscimento sociale al lavoro dei docenti: chiedere di più, ma dare di più; non il solito patto, “ti do poco ma ti chiedo poco”.
Ma forse sono solo pie illusioni…

Franco Fondriest


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Franco Fondriest
Franco Fondriest

Sono di origine trentine, ma ho trascorso la maggior parte della mia vita a Modena. Mi sono laureato in pedagogia ed ho svolto la mia attività lavorativa prevalentemente nella mia ..   Continua >>


 

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