Una tonnellata di Co2 per ogni tonnellata di rifiuto bruciato: in un anno più di 200.000
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Una tonnellata di Co2 per ogni tonnellata di rifiuto bruciato: in un anno più di 200.000

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Rapporto 1:1 per l'inceneritore di Modena che in un anno produce più di 200.000 tonnellate di anidride Carbonica, più del doppio delle raccomandazioni europee. Ma Hera rassicura: 'Tanti rifiuti organici, e la Co2 prodotta è meno impattante su effetto serra'


Una tonnellata di Co2 per ogni tonnellata di rifiuto bruciato: in un anno più di 200.000
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Rapporto uno a uno, ovvero ogni tonnellata di rifiuto bruciato genera una tonnellata di anidride carbonica emessa in atmosfera. E se i rifiuti bruciati sono quelli dell'inceneritore di Modena, che nel 2019 ammontavano a 207.000 tonnellate, ciò significa l'equivalente quantità in anidride carbonica. Così come nel 2018, per 211.000 tonnellate di rifiuti bruciati è stata prodotta la medesima quantità di Co2. Quantità enormi quelle prodotte in un anno. Per avere un metro di paragone di ciò di cui stiamo parlando consideriamo che ci stiamo riferendo ad una quantità di Co2 prodotta dall'inceneritore di Modena in un anno, oltre 100 volte superiore alla quantità di anidride carbonica che sarà risparmiata, sempre in un anno, al termine degli interventi di riqualificazione energetica sugli oltre 200 edifici pubblici comunali. Programmati dal 2007 in 9 anni.   

Dati impressionanti per dimensione e portata, anche politica.

Sicuramente in grado di fare riflettere. Dati pubblicati da Hera, gestore dell'impianto, nella sua periodica Dichiarazione ambientale sull'inceneritore, quelli relativi alle emissioni di Co2 emesse ogni anno dal camino dell'impianto di via Cavazza. Da fare impallidire le buone pratiche in onore del protocollo di Kyoto, dichiarate nei Patti per i sindaci o nelle manifestazioni, anche modenesi, del “Global strike for future” guidate dal verbo di Greta Thunberg.

Perchè a Modena in realtà, il pubblico, il sistema pubblico, esprime questo. Un inceneritore enorme, sovradimensionato, che a differenza di quanto succede per i cugini europei spesso presi ad esempio per difenderlo, per volontà politica non è stato trasformato in ciò che doveva essere in grado di fare, bruciando rifiuti: risparmiare il saldo di Co2 finale, generando energia termica da utilizzare nel teleriscaldamento delle case, per una potenza equivalente a 10.

000 caldaie che avrebbero tolto, evitandone l'installazione, anziché immesso dall'atmosfera e dell'aria modenese centinaia di migliaia di tonnellate di gas serra. Progetto, lo abbiamo ricordato, lanciato in pompa magna nel 2009 da Hera e dal Comune, dove l'assessorato all'ambiente era guidato dall'attuale presidente Abitcoop Simona Arletti, e mai attuato. Una politica che rinnegato i suoi stessi presupposti ambientali, oggi rappresentata e difesa dall'Assessore Filippi, ex referente Legambiente, per anni paladina e simbolo della protesta contro il raddoppo dell'inceneritore; politica regionale e comunale che insieme a Hera ha scelto la via della produzione, dal calore prodotto dall'incenerimento, di energia elettrica che Hera stessa oggi e da anni rivende al gestore nazionale. Modalità di utilizzo del calore prodotto che aggrava anziché migliorare, il saldo modenese nelle emissioni di C02. Che si attesta da anni, nel rapporto 1:1, sempre ad oltre 200.000 tonnellate di anidride carbonica immessa. 

Superando del doppio la soglia PRTR 'Pollutant Release and Transfer Registers' stabilita a livello europeo sulle emissioni di gas serra. Ma qui Hera, nella stessa dichiarazione ambientale, interviene confermando la quantità ma ridimensionanto la qualità del dato. 'Occorre specificare - afferma Hera - che tale soglia non si riferisce a limiti di legge o prescrittivi, ma a valori di riferimento che, se superati, debbono essere comunicati ad ISPRA, che li inserisce nel Registro nazionale ed europeo e pertanto i dati indicati rientrano nella dichiarazione annuale PRTR'. Come dire, nessuna sanzione, nessuna legge violata. Soltanto una segnalazione. Un po come succede con il superamento ogni anno della soglia massima delle giornate consentite (35) di sforamento delle PM 10. Oggetto di segnalazioni di cui, nessuno, alla fine, sembra rispondere. 

Ma Hera va oltre e pur confermando con il proprio grafico chiarissimo sul rapporto 1:1 il superamento del doppio dei parametri europei specifica la differenza di tipologia di anidride carbonica, differenziandola di fatto tra più dannosa o meno dannosa per l'ambiente. 

'La combustione del rifiuto - leggiamo - contribuisce in maniera decisamente più contenuta all’effetto serra' - scrive Hera
'I rifiuti urbani sono costituiti prevalentemente da carbonio di origine non fossile pertanto la CO2 che viene emessa in seguito alla loro combustione non aumenta il budget globale planetario poiché si tratta proprio della reimmissione di quella quota di anidride carbonica precedentemente sottratta all’atmosfera dal mondo vegetale per la crescita (fotosintesi clorofilliana)'.

Ma anche qui, forse si tralascia un altro aspetto. Il saldo zero avverrebbe se la trasformazione delle sostanze avvenisse sul posto, e non al lordo dell'anidride carbonica immessa anche a seguito del trasporto su gomma dei rifiuti stessi. E ricordiamo, tanto per completare i dati, che sono circa 34.000 i mezzi pesanti che in un anno vanno e vengono dall'inceneritore di Modena, incidendo pesantemente sia sugli inquinanti come le polveri sottili sia nei gas serra, come l'anidride carbonica. Elementi e fattori però esclusi da qualsiasi provvedimento antismog.

 

Gianni Galeotti


Redazione Pressa
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La Pressa è un quotidiano on-line indipendente fondato da Cinzia Franchini, Gianni Galeotti e Giuseppe Leonelli. Propone approfondimenti, inchieste e commenti sulla situazione politica, ..   Continua >>


 
 
 
 

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