Qualche giorno fa, ospitando la partita della nazionale italiana, ed oggi, ospitando il derby Reggiana - Modena, il Mapei Stadium di Reggio Emilia, tempio del Sassuolo di patron Squinzi e della Reggiana calcio, ha fatto emergere in tutta la sua evidenza la situazione grottesca, surreale ed umiliante a cui è stata condannata la Modena del calcio. Umiliata nell'orgoglio, nello spirito di appartenenza, ferita nella maglia e in una una storia che mai come oggi aveva toccato, a livello societario, un punto così basso.
Colpa della società ma non solo. E' giusto dirlo, anche di chi, anche a livello politico ed istituzionale, non ha saputo o non ha voluto evitare le estreme conseguenze alle quali si è arrivati. Magari prendendo in mano la situazione un anno fa e mettendo (seriamente e non solo per i fotografi), Caliendo alle strette, in un tavolo dove non si esce fino a che non si è trovata una soluzione. Così come anni prima fecero, in senso contrario, in Municipio coloro che Caliendo lo vollero, preferendolo anche ad altri papabili, nella proprietà gialloblù.
Perché un anno fa, contestualmente, o immediatamente dopo la retrocessione, prendere in mano la situazione si poteva. Perché si sapeva, senza troppi giri di parole, che sarebbe finita così.
Con una città (e qui torniamo al Mapei) che ha uno stadio che se gestito bene sarebbe una bomboniera, pagato milioni di euro con soldi che peseranno sul bilancio comunale per altri 17 anni (un onere che si sapeva, al di la dei conti nascosti del Modena, che una società finita in Lega Pro non avrebbe potuto continuare a sostenere; uno stadio con licenza Uefa che potrebbe ospitare anche partite di qualificazione ai mondiali, ma nonostante ciò distrutto e mal gestito al punto da non potere fare giocare nemmeno la squadra di casa retrocessa in serie C. Una situazione che, per la prima volta, obbliga i propri tifosi e l'intera squadra ad essere nomadi, in trasferta, sfrattati, anche quando si potrebbe e dovrebbe giocare in casa.Una brutta storia che - come ha detto mister Capuano - fa deridere Modena nel resto d'Italia. Una società con tanta storia, senza uno stadio. Capuano, appunto. L'unico che nonostante la bufera societaria, gli immeritati zero punti in classifica, lo spettro dei 4 punti in meno che arriveranno per gli inadempimenti societari, e la squalifica che lo obbliga a guardare ancora le partite dalla tribuna, riesce stare sul pezzo, sul campo e a lavorare sulla squadra, sul gioco, ottenendo anche risultati.
Gianni Galeotti




