'Anche il rapporto della Banca d’Italia sulla economia della Emilia Romagna, pubblicato nel mese di giugno 2020 evidenzia come … la crisi innescata dalla diffusione della pandemia ha colpito l’economia dell’Emilia-Romagna in una fase di pronunciato rallentamento: il Pil in termini reali è aumentato nel 2019 dello 0,4%, in base alle stime di Prometeia, a fronte di una crescita media di circa il due per cento nel triennio precedente. La decelerazione ha riguardato tutti i settori, ma è stata più accentuata per il comparto manifatturiero che ha pressoché interrotto la sua crescita…”. Ancora: “… Le disposizioni dirette al contenimento del contagio hanno avuto una ricaduta rilevante su molti settori economici. Secondo nostre stime la quota di valore aggiunto regionale delle attività non essenziali interessate dal blocco della produzione del 25 marzo è stata pari al 30 per cento. Nell’industria e in alcuni comparti del terziario, quali il commercio non alimentare e i servizi di alloggio e ristorazione, la quota di valore aggiunto delle attività interrotte è stata più alta…”'.
La Dia conferma anche 'l’inclinazione, prettamente imprenditoriale, della ndrangheta in Emilia Romagna, sempre pronta a consolidare quel “sistema integrato” tra imprese, appalti e affari, che costituisce l’humus sul quale avviare attività di riciclaggio e di reinvestimento delle risorse illecitamente acquisite. Ciò è quanto ampiamente emerso dagli atti dell’importante inchiesta giudiziaria denominata Aemilia, della Dda di Bologna conclusa nel gennaio 2015, che ha chiaramente documentato la pervasività della cosca cutrese Grande Aracri nel tessuto socio-economico delle province di Bologna, Reggio Emilia, Modena, Parma e Piacenza'.
'In ambito regionale, conclamata è anche la presenza di qualificate proiezioni delle cosche
reggine (Bellocco, Iamonte, Mazzaferro), vibonesi (Mancuso), crotonesi (oltre ai sopra citati cutresi, anche i cirotani Farao-Marincola) e di altre famiglie calabresi che, in generale, compongono una mappatura criminale complessa - continua la Dia -.
'Infine, accanto ad alcune organizzazioni di matrice straniera in grado di gestire il traffico di stupefacenti su scala transnazionale, come quelle nigeriane, si registra la presenza di altre organizzazioni interetniche, talvolta partecipate da pregiudicati italiani, meno strutturate, ma particolarmente operative, che hanno assunto, in aree pur limitate del territorio regionale, il controllo dello “spaccio” di sostanze stupefacenti e dello sfruttamento della prostituzione, nonché della contraffazione di capi di abbigliamento e altro in particolare, nella costa romagnola. La criminalità di origine albanese, contraddistinta da una notevole capacità organizzativa, risulta particolarmente incline, non solo al narcotraffico, come quella nordafricana, ma anche allo sfruttamento della prostituzione, specie sul versante adriatico della Regione. Per altri versi, quella di origine rumena più in generale dell’est Europa, oltre ad operare nel settore dello sfruttamento della prostituzione in pregiudizio di giovani connazionali, si dedica a reati di tipo predatorio, segnatamente ai furti in appartamento'.


