Opinioni Lettere al Direttore

Modena, ma questa lite tra Mezzetti e il Pd a chi giova?

Modena, ma questa lite tra Mezzetti e il Pd a chi giova?

Quale senso politico dare alla ipotesi avanzata da più parte di sgarbo istituzionale di Mezzetti nei confronti di Unimore?


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Vi è una crescente conflittualità nelle stanze del potere in quel di Modena dalle ragioni oscure, che sembra destinata ad espandersi verso altri interlocutori in un crescendo molto preoccupante in assenza di una qualche lungimirante strategia che possa portare benefici ad una città sedata, ingessata e timorosa.

Avere un sindaco, chiamato da fuori, in conflitto personale su vari importanti argomenti con il partito (PD), che da solo ha la maggioranza assoluta in Consiglio comunale, potrebbe far ben sperare su qualche cambiamento di rotta in una città dove la gestione del potere ha preso il posto della buona amministrazione. Ma la cruda realtà riduce il tutto ad una lotta interna di affermazione di propri spazi di potere, resa possibile, oggi, dalle vulnerabilità del partito dominante (PD), che non riesce neppure a esprimere un candidato autorevole e condiviso alla segreteria provinciale.

Che vantaggio può portare alla città una situazione, legata a “giochi” di potere e non basata su visioni e strategie di sviluppo? Forse confondere e svilire a scarsa incisività nella confusione generata i ruoli di maggioranza e minoranze.

Non è un caso che vengano alla luce proprio ora diversi scandali, AMO e Fondazione di Modena, che mettono in luce l’esistenza di categorie di intoccabili di fronte ai quali l’amministrazione comunale si dimostra impotente o quasi.
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Non è un caso che cittadini stanchi delle vane promesse si rechino in massa a presidiare zone della città rivendicando una libertà di vivere la citta perduta. Non è neppure un caso che avvenga un tentativo autolesionistico di protesta per le carenze del sistema di welfare durante il Consiglio comunale.

E in mezzo a tutti questi gravi avvenimenti che segnano una città paralizzata da uno stato di fosca incertezza sul futuro, quale senso politico dare alla ipotesi avanzata da più parte di sgarbo istituzionale che il sindaco Mezzetti si è già apprestato a consumare con la nomina, come appare dalle varie testate, del vicepresidente Hera nei riguardi di un altro ente pubblico cittadino, parte importante e indispensabile del sistema Modena? In quale visione strategica di sviluppo del territorio andrebbe a collocarsi una tale azione di frattura, se non nell’ottica di un risarcimento per una esposizione personale in una infelice sfida elettorale? Salvato il soldato Reggianini, ora, ve ne è un altro da compensare? E questi sarebbero i cambiamenti del sindaco ribelle al partitone?
 

Maria Grazia Modena, consigliere comunale e capogruppo della Lista civica “Modena x Modena”


Gentilissimo consigliere,

come sempre leggo con attenzione le sue osservazioni, mai banali e distanti dal dibattito manicheo e superficiale che spesso caratterizza il confronto tra maggioranza e opposizione. Condivido buona parte dei quesiti che lei in modo retorico pone, ma sull'ultimo aspetto mi permetto di avanzare una riflessione difforme. Lo sgarbo istituzionale del sindaco Mezzetti nella nomina del vicepresidente di Hera mi pare viceversa un modo per riaffermare il primato della Politica, una politica capace di scegliere e di scontentare i tanti poteri forti che - purtroppo - lungi dal cercare di collaborare per il bene comune, tendono a lottare per difendere il proprio recinto. Spezzare questo circolo vizioso certamente non è a costo zero, ma alla lunga potrebbe essere premiante.

Grazie come sempre del suo contributo.

Giuseppe Leonelli

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