E proprio per questo - davanti a una identità smarrita - il richiamo ai valori di sinistra di Mezzetti suonano come una ulteriore provocazione. Un grido da don Chisciotte che non può essere ignorato.
Ultima battaglia di questa sfida 'titanica' è la vicepresidenza di Hera. Mezzetti, rompendo una assodata tradizione che voleva un accordo ecumenico su un nome grato ai centri di potere locale, ha deciso di puntare su Tommaso Fabbri. Professore universitario di altissimo livello, ma con la intollerabile 'macchia' rappresentata dall'aver sfidato l'attuale rettore Rita Cucchiara, sostenuta nella campagna per la guida di Unimore da tutto il mondo che fa riferimento al Pd. Fabbri ha perso il ballottaggio e invece di salire scalzo al castello di Canossa, cercando un accordo col nuovo rettorato, ha preferito mantenere il punto ed è evidente che la sua promozione a vicepresidente di Hera (ruolo che era stato dell'indimenticato ingegner Giacobazzi) è vista come intollerabile dai salotti Pd-Unimore.
Ma quella che per il Pd è una macchia, per Mezzetti diventa una medaglia. Tommaso Fabbri rappresenta per il sindaco il profilo perfetto, inattaccabile dal punto di vista delle competenze, per marcare un altro distinguo col Pd. Un ulteriore passo per togliere un altro mattone nel muro ottantennale eretto a Modena, dopo quello sulla gestione dei rifiuti, dopo quello sull'urbanistica, dopo quello sul trasporto pubblico, dopo quello su Amo.
A dire il vero Mezzetti aveva provato a togliere anche il mattone rappresentato dalla intoccabile gestione della Fondazione di Modena. Ci aveva provato davanti a tutti i giornalisti a dire che se spariscono milioni dalle casse dell'ente occorre far qualcosa e occorre rompere il muro di silenzio, ma evidentemente - almeno per ora - quella pietra è troppo pesante per essere scardinata e il grande tetris rischiava di cadere sulle spalle del primo cittadino e della sua giunta. Così sulla Fondazione il sindaco picconatore ha fatto almeno formalmente un passo indietro, immaginiamo a malincuore.
La sfida è lunghissima e - in fondo - c'è in ballo l'idea stessa della Modena che verrà. Tra tre anni il Pd accetterà di ricandidare il sindaco che lo sta erodendo? Il moloch Dem, dilaniato da due segretari che si autoannullano, riuscirà a fare una miracolosa sintesi per resistere al cambiamento del sindaco Mezzetti? Troverà un nuovo civico fedelissimo, si appellerà al grande vecchio Muzzarelli o accetterà di cambiare insieme al primo cittadino chiamato due anni fa proprio per la disperazione di dover aver a che fare con 8 piccoli candidati?
Le grandi domande sono queste e - forse - una volta trovate le risposte, anche sulla grande roccaforte senza finestra della Fondazione a palazzo Montecuccoli, potrà essere gettata una sana luce solare.
Giuseppe Leonelli

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