Articoli Politica

Amo, Fondazione Modena e azioni di responsabilità: due casi, due ammanchi, due reazioni opposte

Amo, Fondazione Modena e azioni di responsabilità: due casi, due ammanchi, due reazioni opposte

L’azione di responsabilità spetterebbe al Consiglio di Indirizzo. E' messo nero bianco nello Statuto della Fondazione


3 minuti di lettura

In Amo una dipendente è accusata di avere sottratto quasi 600mila euro in sette anni, su un bilancio complessivo di circa 43 milioni. Abbiamo scritto fin dall’inizio che la questione non poteva chiudersi con la sola responsabilità penale individuale. Perché quando per anni passano bonifici, carte, movimenti non coerenti, il problema non è solo chi ruba ma chi controlla. O meglio chi non controlla.
Oggi l’amministratore unico Andrea Bosi ha proposto ai sindaci soci l’azione di responsabilità verso dirigenti e amministratori uscenti. Non per stabilire colpe penali - quello spetta ai giudici - ma per accertare eventuali responsabilità civilistiche e organizzative. Il ragionamento, che condividiamo, è che i controlli hanno vacillato e qualcuno deve risponderne. E se la dipendente è incapiente, l’ente deve comunque tutelarsi.

 

In Amo mancava l’implementazione del modello 231 e c’era carenza di controlli adeguati: lo ha evidenziato il professor Giulio Garuti, chiaro esperto modenese in materia. Lo stesso professionista ha spiegato che un modello adeguato crea alert, procedure, barriere. Il rischio zero non esiste - certo - ma l’assenza di presidi adeguati è un fatto.
In Fondazione, stando alle risultanze, il modello 231 invece c’era. Ma i soldi sono ugualmente spariti.
Spazio ADV dedicata a Società Dolce: fare insieme
L’ammanco sfiora il milione e duecentomila euro – qualcuno parlava addirittura di due - su un bilancio intorno ai 33 milioni. Il presidente Matteo Tiezzi ha quasi ironizzato dicendo che, in proporzione, è come se avessero tolto 20 euro dal suo conto. Ma il rapporto reale è ben diverso, sia rispetto al suo conto che soprattutto rispetto a Amo: stiamo parlando del doppio in senso assoluto, e ancora di più in rapporto al bilancio. Eppure in un caso si parla di scandalo, nell’altro si minimizza.

 

E sono soldi pubblici o quasi in entrambi i casi: per definizione quelli di Amo; per finalità quelli della Fondazione: sottratti a erogazioni, bandi, cultura, welfare territoriale. Allora perché due pesi e due misure?
Nel caso di Amo i sindaci hanno deliberato l’azione di responsabilità, in base alle indicazioni di una perizia legale. Non per spirito punitivo ma per autotutela. Perché sanno perfettamente che in caso di inerzia la Corte dei conti può bussare alla loro porta, come sta facendo a Reggio Emilia. Quando c’è il rischio di un danno erariale, la prudenza diventa improvvisamente virtù.

Nel caso della Fondazione di Modena, invece, l’azione di responsabilità spetterebbe al Consiglio di Indirizzo.
E' messo nero bianco nello Statuto della Fondazione (qui) dove all'articolo 10 punto h, si legge che il Consiglio di indirizzo delibera 'sull'azione di responsabilità nei confronti dei membri del Consiglio di amministrazione e del Collegio dei Revisori'.

 

Nessuno sta dicendo che vi siano responsabilità accertate: l’azione serve proprio a verificarlo - con perizie indipendenti, con approfondimenti tecnici - come è stato fatto in Amo. È uno strumento di trasparenza, non una condanna preventiva.
E allora perché gli stessi sindaci che hanno deliberato per Amo non chiedono almeno che la questione venga posta all’ordine del giorno del CdI della Fondazione? Massimo Mezzetti è stato il primo a chiedere di fare luce sulla vicenda salvo poi ricredersi: perché non ha sollecitato - anche informalmente, senza alcun vincolo di mandato - i membri di nomina pubblica a valutare questa strada? Solo perché manca lo spauracchio della Corte dei Conti?

 

Eli Gold
Nella foto l'amministratore unico di Amo, Andrea Bosi, e il presidente della Fondazione di Modena, Matteo Tiezzi
Foto dell'autore

Dietro allo pseudonimo 'Eli Gold' un noto personaggio modenese che racconterà una Modena senza filtri. La responsabilità di quanto pubblicato da 'Eli' ricade solo sul direttore della tes...   

La Pressa
Logo LaPressa.it
Spazio ADV dedicata a Udicon

Da anni Lapressa.it offre una informazione indipendente ai lettori, senza nessun finanziamento pubblico. La pubblicità copre parte dei costi, ma non basta. Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci segue di concederci un contributo. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di lettori, è fondamentale.

Articoli Correlati