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Modena, velox viale Italia: quell'apparecchio non è omologato

Modena, velox viale Italia: quell'apparecchio non è omologato

Se lo strumento non è omologato, manca l’ultimo livello di garanzia pubblica. Chi garantisce che la velocità accertata sia reale?


3 minuti di lettura

Gentile Redazione,
vi scrivo da cittadino, con una richiesta di attenzione su un tema che non riguarda “la multa di uno”, ma il rapporto tra Stato, prove e diritti.
Ho ricevuto una sanzione per eccesso di velocità rilevata da una strumentazione automatica installata a Modena, in viale Italia (tratto tra via Emilia Ovest e via San Faustino). Ho quindi presentato una richiesta di chiarimenti all’Ufficio Sanzioni del Comune.
La risposta ufficiale che ho ricevuto – firmata e protocollata – contiene un passaggio che, a mio avviso, merita di essere letto integralmente e compreso fino in fondo. Riporto il nucleo della comunicazione (foto sopra): la strumentazione è indicata come “VRS-EVO-T12-5-R”, si afferma che è “approvata dal Ministero dei Trasporti” e, soprattutto, si conclude testualmente che “ad oggi non risulta nessuna omologazione della strumentazione”.
Mi fermo qui, perché basta questo per capire la portata del problema.
Non sto contestando che la Pubblica Amministrazione debba controllare la velocità: è giusto farlo. Né sto sostenendo che un dispositivo non omologato “misuri per forza male”. Il punto è un altro, ed è enorme: quando un ente pubblico usa un rilevamento per trasformarlo in accusa, sanzione, decurtazione punti, possibile sospensione, allora la misurazione non può essere un atto di fiducia.
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Deve essere una prova tecnicamente e giuridicamente garantita.
 

Ed è qui che entra in gioco una distinzione che spesso viene confusa: approvazione, censimento, autorizzazione non sono sinonimi di omologazione. L’omologazione è, letteralmente, l’atto con cui lo Stato certifica che quello strumento è idoneo a produrre misurazioni utilizzabili in modo stabile, ripetibile e conforme agli standard previsti, cioè misurazioni che possono diventare base di un provvedimento sanzionatorio.
Perché l’omologazione è così importante? Perché l’accertamento della velocità non è una “opinione tecnica”: è un fatto che produce conseguenze concrete e immediate sul cittadino. Se lo strumento non è omologato, manca l’ultimo livello di garanzia pubblica, quello che rende la misurazione non solo possibile, ma anche pienamente utilizzabile come prova.
 

Lo dico con un paragone semplice: se un cittadino circola con un casco non omologato, viene sanzionato anche se quel casco “sembra buono”. La legge non si basa sulle impressioni: si basa sulla conformità certificata. Allora la domanda, inevitabile, è questa: la legge è uguale per tutti oppure esistono due metri, uno per il cittadino e uno per chi sanziona?
E arrivo al punto centrale, quello che chiedo ai giornali di approfondire: uno strumento non omologato, proprio perché privo di quella certificazione decisiva, non dovrebbe poter essere utilizzato per “accusare” nessuno, cioè per fondare un verbale che incide su patrimonio e libertà di circolazione.
In assenza di omologazione, la domanda non è polemica: è razionale e doverosa. Chi garantisce che la velocità accertata sia reale e che il margine d’errore sia quello legalmente previsto? Chi si assume la responsabilità della prova tecnica quando la stessa amministrazione scrive che l’omologazione non risulta?
 

Non chiedo sconti. Chiedo certezza. Chiedo uniformità di regole. Chiedo che un atto sanzionatorio sia fondato su strumenti che lo Stato abbia certificato fino in fondo, non solo “approvato” o “censito”.
Se ritenete, vi chiedo di trattare la questione come tema di interesse pubblico: perché domani potrebbe riguardare qualunque cittadino, non solo me.
Cordiali saluti.
Robby Giusti
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