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A Ovest il Bene a Est il Male: le semplificazioni del pensiero unico

A Ovest il Bene a Est il Male: le semplificazioni del pensiero unico

Ma neanche la nostra informazione è del tutto innocente... L’unica salvezza, per chi sta in mezzo, è porre fine alla guerra


6 minuti di lettura

Per tutto l’Occidente sotto l’ombrello americano, la guerra in Ucraina si può e si deve sintetizzare in un semplice concetto: la Russia ha invaso uno Stato sovrano che sta resistendo con tutte le sue forze. Ad Ovest c’è il bene, la libertà e la democrazia; ad Est il male, la violenza e la dittatura. Alla maggioranza delle persone, ormai assuefatte alla comunicazione televisiva pubblicitaria, piace la sintesi. Da anni la scuola ha sostituito l’amore per la filosofia con quello per l’elettronica applicata e la stessa fine ha fatto la storia, la letteratura e tutto ciò che un tempo apparteneva agli strumenti culturali per comprendere il presente, analizzarne i fenomeni così da indirizzare il futuro. Senza renderci conto, ci siamo trasformati in esseri raggruppabili in categorie e orientabili, perché così conviene all’economia come alla politica.

Tornando alla guerra in Ucraina, lo sviluppo del semplice concetto ad Ovest la democrazia e ad Est la dittatura, è la cancellazione d’imperio di qualsiasi ragione possa esistere nella scelta di Mosca di valicare i propri confini. Chi tenta un pur minimo ragionamento è subito inserito nella black list dei sostenitori del nuovo Hitler con il quale, evidentemente, ha dei punti in comune.
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Alla meno peggio, si è tacciati d’appartenere agli utili idioti, ai complottisti, agli ingenui, poveri di mente e creduloni di fake news, che non sanno discernere la realtà – quella della comunicazione mainstream – dalla fantasia proposta dal web e da chi vi è dietro: la Russia, naturalmente. Non è un caso che terrapiattisti, no vax, convinti assertori del grande reset e persone non del tutto convinte che il bene sia ad Ovest e il male ad Est, sono giudicati appartenenti alla stessa categoria da chi non si pone tante domande e serenamente è inserito nel pensiero unico.

Qualche canale televisivo propone approfondimenti sul tema, ma se ci fate caso si sorvola molto sul fatto che anche l’Occidente, e forse più dell’Oriente, produca fake news, disinformazione creata ad arte. Pochi giorni fa La Stampa ci ha mostrato una piazza con cadaveri e feriti a terra, un vecchio che si copriva gli occhi per lo smarrimento e il tutto evidenziato dal titolo a caratteri cubitali LA CARNEFICINA, facendo intendere che tale scempio si era verificato nella capitale ad opera dell’Armata Rossa. Poi si è scoperto che quei feriti e quei morti si erano aggiunti ai 16 mila causati dal governo di Kiev nel DonBass.

Poco dopo, avviene un’altro massacro, al teatro di Mariupol bombardato dai russi nonostante che nel giardino adiacente fosse stato stato scritto a terra con la calce BAMBINI.
Il teatro si era trasformato in rifugio per mille e duecento persone, con mamme, bambini e vecchi. Orrore! Poi, gli osservatori dell’Onu comunicano che pare non ci siano state vittime e, a dire il vero, non si è neppure sicuri che a far esplodere la parte superiore del teatro sia stata una bomba con disegnata la faccia di Putin. Il teatro si trova in mezzo ad un parco e solo un missile intelligente avrebbe potuto colpirlo con tale precisione, ma in questo caso, non si sarebbe salvato nessuno.

La verità di questo e di tanti episodi non la conosceremo mai, perché in guerra ogni azione è giustificata, pur di raggiungere la vittoria. Mentono tutti e, come recentemente ha affermato lo storico Alessandro Barbero, non esistono superpotenze buone e altre meno buone, non esistono nemici ideologici ma avversari non graditi e, chi ha valori contrari ai propri, può diventare anche fedele e stimato alleato, se conviene; le belle parole, come Sovranità nazionale, libertà e democrazia, che significa capacità di scegliere da chi si vuole essere governati, sono illusioni:
il Cile, per citare un esempio, aveva scelto democraticamente Allende e un governo d’ispirazione socialista; gli Stati Uniti, ad opera della CIA, imposero con la forza Pinochet e il Cile divenne una dittatura militare. In quanto alle ragioni per bombardare città e civili, l’Occidente ha un lungo elenco di scempi le cui motivazioni sono sempre state accolte. La Storia la scrivono i vincitori, si sa, e gli altri devono stare zitti.

Oggi, su Il Fatto Quotidiano – e a firma Marco Travaglio – è stato pubblicato un interessante editoriale dal titolo L’amica geniale. Parla di Victoria J. Nuland, oggi sottosegretario agli Affari politici di Joe Biden (democratico), ieri dirigente dell’amministrazione di George W. Bush (repubblicano), che la promosse consigliere del suo vice Dick Cheney (2003-05) e ambasciatrice alla Nato (2005-08), e poi dell’amministrazione di Barack Obama (democratico), che nel 2013 la nominò Assistente del Segretario di Stato (John Kerry) per gli Affari Europei ed Eurasiatici. Insomma, una personalità sicuramente capace e buona per tutte le bandiere, alla faccia dei valori proclamati dai due schieramenti politici.

Nel dicembre 2013 la Nuland dichiara: “Gli Usa hanno investito 5 miliardi di dollari per dare all’Ucraina il futuro che merita”. L’Ovest è il bene, lo sappiamo. La generosa America investe 5 miliardi di dollari per regalare alla povera Ucraina un futuro migliore e infatti la Nuland è tra i promotori della “rivolta di Euromaidan” che il 22 febbraio 2014, con l’ausilio di milizie neonaziste, caccia il presidente democraticamente eletto Viktor Yanukovich, filo-russo ma anche filo-Ue, come specifica Travaglio.
Nel mese precedente, la Nuland è intercettata da una spia russa mentre è al telefono con Geoffrey Pyatt, ambasciatore Usa in Ucraina, e la chiamata è immediatamente messo in rete, affinché tutto il mondo sappia. Qui potete ascoltarla https://www.youtube.com/watch?v=r5n8UbJ8jsk In questa conversazione, i due sanno già che Yanukovich cadrà e discutono su chi dovrà sostituirlo, alla faccia della democrazia e della libertà di un popolo di scegliersi il governo. Sempre la Nuland dice d’aver già informato il sottosegretario per gli Affari politici dell’Onu, l’americano Jeffrey Feltman, che avrebbe intenzione di nominare un inviato speciale d’intesa col vicepresidente Usa Joe Biden e all’insaputa degli alleati Nato e Ue.

I due analizzano i candidati con il capo dell’opposizione, l’ex pugile Vitali Klitschko, non molto gradito, mentre l’uomo delle banche Arseniy Yatsenyuk sarebbe perfetto; infatti, salirà al governo il mese successivo. Pyatt, forse con ancora un briciolo di correttezza nei rapporti, vorrebbe consultare l’Ue, ma la Nuland replica: “Fuck the Eu!” (l’Ue si fotta!). Venuti a conoscenza del fatto, tramite la conversazione messa in rete dalla spia russa, la Merkel e il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy protestano per le “parole assolutamente inaccettabili”. Certo, l’educazione prima di tutto! Silenzio, invece, sul fatto che gli Stati Uniti decidano quale governo debba avere l’Ucraina.
Ma non è ancora finita con la Nuland! Ricordate pochi giorni fa la denuncia della Russia e della Cina sui laboratori batteriologici americani sul suolo ucraino? Biden e Zelensky negarono. Ma in America si sta già pensando alle prossime elezioni con il povero Biden, che sicuramente andrà in pensione, dove potrà addormentarsi serenamente. E allora il Senato convoca la nostra dirigente per tutte le bandiere per saperne di più. Qui potete vedere il servizio di Fox News e non di TeleMoscaVivaPutin!.

Concludo la mia dissertazione, che non ha lo scopo di giustificare l’invasine di Mosca (e neppure il war game americano studiato da anni e realizzato), con le parole di Toni Capuozzo: “La salvezza nostra? Non credere ad alcuno, ragionare, diffidare. […] tutti combattono le guerre con tutti i modi, non è un pranzo di gala, e nessuno – se non le vittime civili – è del tutto innocente. Neanche la nostra informazione è del tutto innocente […] L’unica salvezza, per chi sta in mezzo, è porre fine alla guerra. Perché, in attesa che i leader vadano incontro al destino delle loro scommesse, a morire sono gli altri.” 

Massimo Carpegna
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