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Armi all'Ucraina: la maggioranza ora dice no. Ma si fa finta di nulla

Armi all'Ucraina: la maggioranza ora dice no. Ma si fa finta di nulla

La cassa di risonanza da Mentana a Gramellini, da Giannini a Fazio, continua imperterrita a rimbombare. Soverchiando Costituzione, realtà e buonsenso


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Tutto è in quel 'lasciamo perdere' pronunciato due giorni fa da Silvio Berlusconi a commento della scelta del Governo italiano di inviare armi leggere e pesanti all'Ucraina. 'Lasciamo perdere' dice il Cavaliere, da sempre il più atlantista tra i leader del centrodestra italiano. 



Una bocciatura che nemmeno merita la fatica della argomentazione per Berlusconi che pur non è mai avaro di parole. Un 'lasciamo perdere' che rappresenta una stroncatura pesantissima alla linea del Governo Draghi sulla guerra in Europa dell'Est e che si unisce allo stesso 'stop alle armi' pronunciato da Lega e 5 Stelle.
Ora, a ben vedere, il Governo Draghi non ha di fatto la maggioranza politica per continuare sulla strada dell'interventismo in Ucraina. Se si votasse domani in Parlamento, ammesso che le posizioni dei leader dei tre partiti che sostengono il Governo rimanessero tali, la scelta di continuare a inviare missili e cannoni all'Ucraina non passerebbe. 
Eppure si fa finta di nulla. Si prosegue forti del voto di inizio marzo (qui) col quale Camera e Senato diedero il loro ok, un ok che oggi, ripetiamo, non sussiste.



Oggi, tra i principali partiti, quelli con un consenso reale superiore al 5% per intenderci, gli unici favorevoli all'invio di armi sono il Pd e Fdi della Meloni.
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E tra quelli sotto al 5% l'unico con consenso in ascesa è Italexit che è ovviamente contrario, come tutti gli altri a due cifre. Contrari. Tutti, a parte il nuovo asse Pd-Fdi. Un quadro che apre un enorme interrogativo sul reale concetto di 'democrazia rappresentativa' nel nostro Paese per non parlare della visione assolutamente distorta offerta dai principali media. Ad aprire i quotidiani nazionali e le principali tv sembra infatti che l'intero Paese sia d'accordo con la posizione bellicista di Draghi e che i critici siano da annoverare tra una minoranza di debosciati, novelli no vax convertiti al verbo 'orsiniano' per intenderci. Non uomini e donne di buonsenso che dicono l'ovvio e cioè che la Pace non si costruisce con le armi, ma perfidi e pericolosi pacifisti anti-patrioti. Anche un po' putiniani, che ci sta sempre.
E invece, lo ribadiamo, le cose stanno esattamente all'opposto. Sia in termini politici, sia in termini di 'sentire' reale del Paese, coi sondaggi, tutti i sondaggi, che fotografano una netta predominanza dei contrari all'invio di armi.
Eppur nulla cambia. La cassa di risonanza da Mentana a Gramellini, da Giannini a Fazio, continua imperterrita a rimbombare.
Continuano a fare del Capo di Stato che ha fatto la lista delle armi di cui ha bisogno, con tanto di foto tridimensionali (qui), un eroe, una sorta di Ghandi 2.0. Soverchiando l'articolo 11 della Carta Costituzionale, la realtà e anche il buonsenso. 
Giuseppe Leonelli
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