Ovviamente in questo continuo sparare contro il Governo, il presidente emiliano dimentica le responsabilità locali del suo partito (basti pensare al tema della manutenzione del territorio sul fronte alluvione o alle politiche dei 'porti aperti' per quanto riguarda l'accoglienza dei migranti), ma si sa in politica la prima regola è dare le colpe all'avversario politico, il quale dal canto suo ovviamente non è esente.
Una regola tipica di una campagna elettorale permanente che Bonaccini conosce e rispetta perfettamente, riuscendo anche nell'obiettivo di ottenere le contro accuse della stessa Meloni e di altri autorevoli esponenti di centrodestra accreditandosi così come vero interlocutore di opposizione. Insomma, travalicando forse il suo ruolo istituzionale di presidente di Regione (peraltro piegata da una catastrofe) e vestendo i panni del leader di opposizione, Bonaccini in realtà prepara il campo non tanto per le sfide elettorali del Pd, quanto per il proprio futuro politico.
E' evidente infatti che dietro questo assoluto protagonismo anti-meloniano, si nasconde la volontà del politico di Campogalliano di conquistare la propria rivincita rispetto al segretario Pd Elly Schlein che lo ha battuto alle primarie. Non si può certo dire infatti che i primi mesi da leader della Schlein siano stati particolarmente brillanti ed è proprio su questa faglia di crisi che Bonaccini si innesta cercando di adombrare la propria ex vicepresidente regionale, pur continundo a dire come un mantra di volerla sostenere, al fine di ottenere l'ambita guida Dem. Del resto la corrente 'Energia Popolare' lanciata le scorse settimane non lascia dubbi sulla strategia del governatore.
Ovviamente, non dovesse riuscire in questa impresa, il piano B è già pronto. Archiviata l'idea di candidarsi nella sua Modena (una discesa in campo che verrebbe interpretato come un passo indietro), Bonaccini può sperare in un terzo mandato da presidente (dovessero cambiare le regole nazionali, cosa non impossibile per i presidenti di Regione a differenza che per i sindaci) o può ambire a una poltrona a Bruxelles.
Giuseppe Leonelli

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