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Da Meloni a Mezzetti: legge Par Condicio ridotta a carta straccia

Da Meloni a Mezzetti: legge Par Condicio ridotta a carta straccia

Le legge parla chiaro: sono considerati canali istituzionali, quindi assoggettati alle regole, anche quelli riconducibili alla carica pubblica.


4 minuti di lettura

A rompere definitivamente gli argini in quella che a tutti gli effetti appare una inosservanza netta dei paletti posti dalla legge sulla par condicio nella parte riguardante gli obblighi e i limiti della comunicazione istituzionale in periodo elettorale e referendario, ci ha pensato alcuni giorni fa la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Che è come dire: se lo ha fatto lei, allora tana libera tutti, possono farlo tutti. Sindaci compresi, come per altro ha fatto oggi il sindaco di Modena Massimo Mezzetti dalla pagina Massimomezzettisindaco. Il punto sta non in una interpretazione ma in una applicazione della legge e nelle linee guida per una corretta interpretazione.

In generale la Legge 28/2000, all'articolo 9, stabilisce che, dal momento della convocazione dei comizi elettorali, 'è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale e indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni.” Questo significa che qualsiasi comunicazione che possa anche solo indirettamente influenzare il voto è vietata non di per sé ma se proviene da un canale istituzionale. Ciò non significa che per i politici che sono anche amministratori è vietato esprimere le proprie opinioni o i propri orientamenti consentiti in contesti politici, pubblici, ma è vietato farlo da canali istituzionali: siti web, note stampa, conferenze stampa, eventi comunali, e canali social istituzionali.
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E qui sta il punto: fino ad alcuni anni tale regola era per così dire bypassata dagli amministratori e dai politici con funzioni istituzionali dalla pubblicazione di messaggi politici, elettorali e appelli al voto fatti da profili social, o riconducibili alla propria carica o ruolo istituzionale o canali personali, privati, di fatto non riconducibili o richiamanti alla propria funzione. Cosa che, in questo ultimo caso, potrebbe, in linea di principio e di legge, essere ancora fatta.

L'errore invece ormai diffusissimo a tutti i livelli è quello di intendere e fare intendere un profilo privato quello che è in realtà un profilo/canale istituzionale, che ricade sotto le regole della comunicazione istituzionale.

Proprio per ovviare a tale escamotage, l'AGCOM, con la Delibera 256/10/CSP (Linee guida sulla comunicazione istituzionale), ha chiarito già in occasione delle precedenti campagne, cosa si intende per comunicazione istituzionale, ovvero: rientra nella comunicazione istituzionale qualsiasi contenuto diffuso tramite strumenti riconducibili all’ente o alla carica pubblica, inclusi i siti web e i profili social ufficiali.
In particolare, l’AGCOM specifica che i profili social riconducibili all’amministrazione o al titolare della
carica pubblica
nella sua veste istituzionale sono soggetti ai divieti dell’art. 9.
E' chiaro come il sole che nella fattispecie, i messaggi del Presidente del Consiglio e quello del sindaco di Modena sono riconducibile a tale fattispecie e quindi in questa cornice di legge e regole.

Il caso più evidente è quello del videomessaggio diffuso dalla Presidente del Consiglio attraverso il canale YouTube ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Non un profilo personale, non un canale di partito, ma lo strumento istituzionale con cui la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni comunica ai cittadini. In quel video, noto alla cronaca politica la Presidente prende posizione sul referendum e invita a votare SI. È un gesto politico, legittimo in sé, ma veicolato attraverso un mezzo che la legge considera istituzionale a tutti gli effetti. Del resto che lo sia è chiaro dalla specifica del canale stesso: 'Canale ufficiale del Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana'. E la legge, in periodo elettorale, è chiarissima: la comunicazione istituzionale deve essere impersonale, necessaria, priva di finalità propagandistiche.
Un appello al voto non rientra in nessuna di queste categorie.

Quando a superare quel confine è la massima carica del Governo, l’effetto domino o 'tana libera tutti', o 'lo ha fatto il presidente del consiglio posso farlo anche io è inevitabile'.
E infatti, a livello locale, gli amministratori si muovono sulla stessa scia. A Modena, a due giorni dal messaggio della premier e del suo precedessore Muzzarelli, il sindaco Massimo Mezzetti ha scelto di esprimere il proprio sostegno al “Sì” non dal suo profilo personale, ma dal canale social identificato come quello del sindaco: massimomezzettisindaco. Anche qui, la questione non riguarda il diritto di un amministratore a prendere posizione (diritto sacrosanto), ma il mezzo utilizzato. Un sindaco può fare politica ed esprimere anche il suo voto ma non può farlo parlando con la voce dell’istituzione che rappresenta. Quando usa il profilo “da sindaco”, non è più un cittadino che esprime un’opinione: è l’ente o in questo caso la carica istituzionale che parla, e per altro da canali nei quali vengono diffuse abitualmente informazioni del sindaco in quanto tale, nelle proprie funzioni istituzionali, ed è proprio ciò che la par condicio intende evitare. Un utilizzo politico e di parte della propria carica istituzionale e delle potenzialità ad essa connesse.

Il punto è che quando la regola viene infranta diffusamente da chi dovrebbe essere esempio nel rispetto, smette nei fatti agli occhi dei cittadini di essere una regola, o quantomeno di essere percepita come tale. Se la Presidenza del Consiglio si permette di può usare i propri canali istituzionali per fare campagna, perché un sindaco dovrebbe trattenersi o preoccuparsi di distinguere tra profilo personale e istituzionale o comunque utilizzato e riconosciuto come tale? Il Comune di Modena, del resto, già incapaccato in violazioni contestate al precedente sindaco Muzzarelli, non dovrebbe essere novizio alla conoscenza di tali paletti.

Il risultato, è un sistema in cui la campagna elettorale e referendaria che sia diventa davvero senza regole in cui i confini tra comunicazione pubblica e propaganda si confondono, con l'effetto, forse più grave, di una continua perdita di fiducia nelle istituzioni.

Gi.Ga.
Foto dell'autore

Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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