Eppure, tra maldipancia, rimpianti e colpe da gettare sulle spalle del professor francese Letta ex occhi di tigre, il Partito democratico sta già organizzando le truppe in assetto di opposizione. Il compito di contrastare l'Esecutivo, molto più semplice ed elettoralmente redditizio rispetto all'onore-onere del governare, al momento si declina in tre sotto-obiettivi. Il primo è evitare di farsi superare nel campo dell'opposizione dal Movimento 5 Stelle del più che mai redivivo Giuseppe Conte, il secondo, ovviamente, è cercare di sfruttare le inevitabili difficoltà del Governo Meloni chiamato ad affrontare un periodo di profonda emergenza e il terzo - che si intreccia coi primi due - è rappresentato dall'individuare un leader su cui fare affidamento.
A ben vedere il terzo obiettivo ha già un volto, un nome e un cognome. Si tratta del presidente della Regione Stefano Bonaccini, da mesi dato in pole per la successione di Letta e che oggi non fa più mistero delle sue ambizioni. Al momento per il Capitan futuro del Pd l'unico vero ostacolo è rappresentato dalla opposizione interna ex Ds. Dalla sinistra Dem (e da molti sindaci) infatti Bonaccini non è visto come sufficientemente 'di sinistra'. Aperto al mondo delle imprese, capace di navigare senza problemi dal sostegno a Bersani all'appoggio incondizionato a Renzi, vincitore delle Regionali nascondendo proprio il simbolo Pd durante tutta la campagna elettorale, Bonaccini pur venendo dalla tradizione ex Pci ora viene criticato per essersi spostato troppo al centro. Il ragionamento della sinistra Dem è chiaro: va bene il campo largo, va bene ricostruire un rapporto con Letta e Calenda, ma il Pd deve restare ancorato a sinistra e, soprattutto, al mondo economico che guarda a sinistra.
Ma Bonaccini non sembra molto preoccupato da questa 'fronda' oltranzista. La sua ricetta è semplice: pragmatismo e decisionismo libero (apparentemente almeno) da ideologie e vecchi schemi.
Giuseppe Leonelli

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