Muzzarelli s'è preso la città 10 anni fa dichiarandosi 'uomo forte'. E poco dopo s'è preso la provincia. Ma durante questi anni di assolutismo, non ha saputo crearsi alcuna discendenza. S'è sempre e solo circondato, politicamente parlando, di galoppini, di yes man, di personaggi senza alcuna capacità né voglia di criticarlo e contrastarlo. Ma così facendo, nel momento di decidere chi fosse il successore, s'è trovato senza nessun successore. È dovuto intervenire il PD provinciale, regionale e nazionale, in una sorta di commissariamento, imponendo il candidato esterno Massimo Mezzetti.
E Muzzarelli, dopo la foto sulla tovaglia quadrata e dopo qualche giorno di riflessione, deve essere scoppiato: lanciando il suo anatema dall'ultimo pulpito contro una generazione di quarantenni deboli e smidollati - sue parole - che dopo averlo servito e riverito per 10 anni oggi si sono già votati al nuovo padrone - sempre sue parole. Un motivatore nato: da manuale del leader, proprio.
Paradossalmente in questa vicenda ha mostrato molta più lungimiranza e determinazione il sindaco di Carpi, Alberto Bellelli. Che negli anni ha cresciuto un assessore di qualità, l'architetto Riccardo Righi. Che sostiene a spada tratta - nonostante da Bologna gli volessero imporre il dipendente pubblico regionale Giovanni Taurasi - facendo squadra con la giunta comunale uscente, schierata con Righi. E difendendo nello stesso tempo la macchina comunale nella sua interezza, ampiamente avversa a Taurasi per i trascorsi non proprio idilliaci durante il suo periodo in Comune.
Ma Bellelli, con le sue apparenti debolezze, è un uomo di partito e cerca di garantire la continuità del partito. Mentre Muzzarelli, l'uomo forte, l'uomo solo al comando, il partito l'ha demolito. E oggi fa le sfuriate perché si trova solo ma senza più comando.
Magath


