Sappiamo com’è finita. Ma la questione non è come sia finita. È perché sia iniziata. Perché Fanti, nonostante le sue illusioni da sostenitore del Pd, non l’ha detta così sbagliata: in un Comune come Modena, governato da sempre dal Pd, il Pd avrebbe dovuto esprimere una rosa di due, massimo tre candidati veramente validi dai quali attingere per una scelta collegiale o partecipata: facendo sintesi. Invece il Pd s’è trovato con 8 candidati quarantenni dalla dubbia validità – se li hanno scartati tutti ancora prima di competere ci sarà un perché - in litigio fra loro come i capponi di Renzo. E invece di far scegliere ai tesserati o ai militanti o anche solo ai simpatizzanti e potenziali elettori con primarie fra candidati improponibili, chi doveva decidere ha deciso che era meglio farlo con un usato sicuro. Le primarie? Meglio un Meme: tavola a quadretti da trattoria modenese, vecchio sindaco e nuovo sindaco, manco uno straccio di salame o lambrusco che il colesterolo cresce e poi i vegani non ci votano più.
Ma se hanno perso i quarantenni, la democrazia, lo statuto del PD, chi ha vinto? Ha vinto la Schlein, perché il messaggio che è passato è che grazie al suo intervento “da sinistra” il PD ha scelto per uno fuori dal PD. Ha vinto Bonaccini, perché Mezzetti è suo amico più che di Muzzarelli. Ha pareggiato Baruffi, che invece di lottare su Modena potrà continuare a comandare a Bologna e dintorni – per altri 5 anni almeno, visto il terzo mandato che la Lega gli sta regalando. Ma soprattutto ha vinto Solomita, che di tutta questa vicenda è l’orchestratore neanche tanto occulto. E che sulla partita modenese s’è giocato tanto della sua credibilità e del suo futuro. E – soprattutto – perché la foto del Meme l’ha certamente pensata lui, pur lasciando la gioia dello scatto a una bambina.
Magath


