Forza Italia la sua mossa l'ha fatta e, col nome di Piergiulio Giacobazzi, ha dato prova a Fdi della necessità di mettere in campo figure di peso e in grado di parlare anche a un elettorato moderato e finanche di centrosinistra.
Davanti a questa candidatura di livello (e inaspettata nella tempistica), il partito della Meloni ha incassato il colpo e ora tutta la strategia si concentra su un unico bivio: accettare il nome di Giacobazzi e concedere a Forza Italia l'onore di tentare di portare al ballottaggio il centrosinistra o avanzare un candidato di bandiera.
La prima strada è appoggiata in modo netto dalla nuova Lega modenese che sta compatta con Giacobazzi e anche da una parte della base meloniana, sulla seconda via invece si materializzano col passare dei giorni tutti i rischi di un approccio identitario.
La vera paura che inizia a serpeggiare nel centrodestra è quella di replicare il flop del 2019 quando la Lega si presentò al tavolo degli alleati imponendo a Modena la candidatura di Stefano Prampolini. Un profilo che fin da subito era apparso debole e l'esito del voto, con il centrodestra lontano dal ballottaggio, confermò in pieno i timori iniziali. Anche nel 2019, come oggi, Modena appariva contendibile, Fdi e Lega giocavano a ruoli invertiti, e la prova di forza del Carroccio si rilevò fallimentare.
Per evitare un epilogo simile Fdi è chiamato a un battito d'ali. Nel caso Barcaiuolo si impuntasse nel non voler concedere a Forza Italia la candidatura a sindaco con Giacobazzi, sarà fondamentale definire il profilo del candidato interno. Un nome femminile (come Daniela Dondi o Elisa Rossini) garantirebbe ad esempio un elemento di novità lontano dalla storia della Destra sociale meloniana, mentre profili più identitari (come Roberto Ricco o Guido Sola) comporterebbero una dose di rischio maggiore. Al momento altre strade, escludendo Paolo Cavicchioli che si è detto ripetutamente non disponibile, non appaiono all'orizzonte.
Tutto questo mentre il Pd modenese sta cercando in ogni modo di evitare le Primarie tra Giulio Guerzoni e Andrea Bortolamasi plasmando la figura di Davide Baruffi nel tentativo di renderla appetibile anche a un elettorato moderato.
Giuseppe Leonelli

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