Eppure si è trattato di un gesto simbolico ineccepibile e di un omaggio alla verità. Come ha ricordato Mezzetti, negli ultimi due anni sono stati circa 20mila i bambini e le bambine palestinesi uccisi a Gaza (dati Save the Children), 821 bambini al mese, 27 al giorno, più di uno ogni ora. Bambini uccisi dal Governo israeliano e che rappresentano circa un terzo delle vittime complessive palestinesi dopo l'attacco terroristico del 7 ottobre 2023. Bambini che, per citare Guccini, non riescono più a sorridere nel vento e che una targa non può riportare in vita, ma il cui grande silenzio per un attimo è stato spezzato in un pomeriggio di sole, da altri bambini che giocavano in un parco modenese.Perchè dedicare a questa marea di bambini massacrati dagli attacchi di Israele uno spazio in città non significa assolutamente giustificare l'orrore messo in campo da Hamas, non significa 'comprendere i terroristi' come ha affermato in modo inaccettabile Francesca Albanese o boicottare i medicinali proveniente da Israele aprendo le porte a una pericolosa deriva antisemita, semplicemente è un modo per fotografare il baratro della realtà. Numeri che sterilizzano volti, nomi, famiglie e che rispecchiano non solo una ritorsione sproporzionata, non solo una vendetta rispetto al male subito, ma una precisa volontà da parte di Israele di annientare un popolo, elevando l'ingiustificabile terrorismo di Hamas a politica infernale e iperbolica di un governo che si autodefinisce 'democratico'. Numeri che certamente non devono portare all'odio verso un popolo o una Nazione, ma che nella loro disumana portata, nella loro eccezionalità rispetto ad ogni altro conflitto in campo oggi sul Pianeta (nessun dei quali va dimenticato), devono portare a una unanime condanna del Governo di quella Nazione.
Giuseppe Leonelli

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